Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

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MaryKei-Hishi

Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 07/08/2013, 16:21

Titolo: Not Ordinary Love.

Autore: MaryKei-Hishi

Genere: Yaoi; Lime; Romantico.

Pairing: Kakuzu X Hidan

Raiting: Arancione/Rosso

capitoli: 1/5

Note: il titolo è preso da un film bellissimo che mi ha catturata completante, la trama non c'entra assolutamente niente però XD
sono comparsi così tanto poco nel manga eppure mi hanno completamente catturato, li amo, singolarmente e come coppia e credo che siano i personaggi che sono usciti nel modo migliore in base alle loro scarse apparizioni (quando vedo cosplayers che li interpretano non posso far a meno di chiedergli se si danno un bacetto ** e SE LO DANNOOOOOO e in cuor mio credo che chi fa loro come cosplay sia perfettamente a conoscenza del pairing e delle fiction e che provi anche piacere a vedere me e chi come me che si impanica per chiedere un bacio o una scena yaoi.
Cattivi cattivi cosplayers XD) scrivere di loro per me è come avere una sorta di carta bianca, chiedersi il perché di tutto e darsi risposte che poi vanno a formare i pilastri della storia stessa.
Ambientazioni, periodi e sopratutto quel particolare che li ha resi quel che abbiamo visto.
in questa fan fiction vorrei riuscire a raccontare quello che è la mia personale visione dei due e anche parlare del Dio che Hidan venera tanto.
Ci sarà un capitolo che parlerà esclusivamente di quello *-*
è la prima fiction che scrivo su loro due (tre XD) spero di riuscire a rendere più che bene la mia idea e sopratutto di riuscire ad arrivare a scrivere la parola fine al file!

Grazie dell'attenzione e buona lettura!
(e scusate per lo sproloquio!)

Riassunto: Kakuzu lo vide allontanare il kunai dalla gola del ragazzo -lo sai qual'è la punizione per quelli come te e me?- lo vide chiedergli mentre avvicinava la punta affilata dell'arma al proprio petto nudo, e il ragazzo negò con la testa guardandolo impaurito -continuare a vivere- sibilò l'albino punendosi con quelle parole astiose.


****

Capitolo Uno: Incipit.

****


-Ah! Il mio copri fronte!- esordì entusiasta l'albino prendendolo dalle mani del compagno -lo hai raccolto tu! Allora mi vuoi bene!- mimò puro amore con la sua espressione estasiata cercando di celare al meglio il divertimento che provava nel vedere la grossa vena sulla fronte dell'altro pulsare.
-smettila o ti ammazzo- sibilò quello -ahahah- rise Hidan -devi dire la verità, dì che mi vuoi bene!- Kakuzu grugnì a quell'ultima sparata del compagno -io ti ammazzo, uno di questi giorni ti ammazzo, troverò il modo. - aggiunse al grugnito e continuò nel loro cammino con un Hidan decisamente troppo entusiasta che lo seguiva.

Loro erano la coppia dei “cattivi” che mai e poi mai sarebbe stata divisa per andare con altri. Era un'istituzione all' Akatsuki.
Hidan era l'unico membro immortale e anche decisamente pazzo ma vista la sua forza e le sue capacità nessuno recriminava sul piccolo particolare.
Kakuzu era il suo compagno ideale.
Il fatto che avesse cinque cuori e che non potesse morire fin quando ognuno di quelli non veniva trafitto -con la capacità di impiantarne di nuovi per sostituire quelli andati- lo rendevano tale: perfetto per Hidan.

-hai preso il copri fronte per me, che dolceeeee- aveva cominciato l'albino a prenderlo in giro emulando un'adolescente al primo batticuore per l'eroico compagno -fai impressione.- lo bacchettò l'altro -l'ho preso perché quella ferita fa impressione, copriti.- lo accusò e Hidan si toccò il collo sentendo i fili di chakra di Kakuzu tenergli unita la testa al proprio corpo -fa impressione?- chiese smorzando completamente la sua adolescenziale esuberanza -allora metto il copri fronte così- ammise legandolo al collo così che potesse coprire quella rivoltante cicatrice.

Hidan era il compagno perfetto per Kakuzu.
Essendo uno dei membri più forti dell'Akatsuki ed essendo molto suscettibile nonostante la sua innata calma e sangue freddo capitava anche a lui di perdere violentemente le staffe e nessuno nell'organizzazione eccezion fatta per l'albino sarebbe sopravvissuto ad uno dei suoi attacchi.

Loro erano la coppia perfetta della loro organizzazione e mai sarebbero stati divisi.

Una cosa che Kakuzu non si spiegava era come, il compagno, riuscisse a cambiare umore tanto repentinamente, probabilmente se non fosse stato un sadico, invasato, forte e immorale essere sarebbe stato un soggetto più che qualificato per analisi mentali decisamente profonde.
-Hidan?- lo richiamò vedendolo proseguire senza di lui -si?- si voltò aspettando che parlasse -no niente, andiamo siamo in ritardo per la prossima taglia.- gli disse per poi superarlo e lo vide, passandogli accanto toccare la propria collana.

Probabilmente aveva preso a pregare il suo dio.

Kakuzu era una sorta di “tesoriere” per la loro organizzazione, parsimonioso a livelli allucinanti detestava lo sperpero e riusciva a gestire in maniera impeccabile le finanze del loro “clan”.
Il loro compito principale in quel momento era trovare dei banditi sulle quali teste pendevano taglie cospicue così da incassare quei denari fondamentali per la loro sopravvivenza.

Rapidi ed impeccabili: lo erano sempre stati, non divagavano, erano precisi al millimetro e sopratutto Hidan si divertiva a livelli orgasmici a combattere contro quei tizi utili per il compagno.

Loro, lo sapevano tutti, erano una coppia perfetta nell'Akatsuki.

*

-Sta facendo sera- ammise Kakuzu guardando il cielo colorarsi dei toni del tramonto -fermiamoci in questo villaggio.- aggiunse.
L'albino lo guardò -dormiremo in una locanda?- chiese inarcando un sopracciglio e vedendolo annuire se ne sorprese -come mai questa novità?- chiese sorridendo, gli piaceva come idea, gli piaceva da matti.
-tu hai bisogno di riposo per rigenerarti del tutto dalle ferite di oggi, potrai farlo in un futon comodo- ammise con disinteresse il maggiore guardando altrove -ora andiamo- gli disse avanzando verso quello che sarebbe stato il loro giaciglio per quella notte.

Avevano disponibile una camera e a loro andò bene e salirono e vedere Hidan gironzolare da una parte all'altra della stanza fu come osservare un bambino con un giocattolo nuovo.

-Kakuzu! Guarda che bello!!- disse estasiato l'albino affacciandosi alla finestra della camera e l'altro buttò un occhio dissimulando il suo interesse su quello che aveva affascinato il compagno -è solo un tramonto.- gli disse semplicemente e lo guardò illuminato dalla luce rossiccia che penetrava nella stanza.

Kakuzu cominciò a spogliarsi dell'ingombrante veste e la depositò accanto all'entrata della camera dove c'era un piccolo armadietto.
Nel contempo Hidan aveva abbandonato la propria voluminosa arma adagiandola su una parete così che non cadesse a terra.
Si sedette li accanto cominciando a togliersi i sandali -uso il bagno per primo se ti va bene- l'aveva distratto il compagno e lui aveva semplicemente annuito.
L'aveva guardato togliersi anche la maglia e scoprirsi il viso per poi sparire nel bagno;

mentre il rumore dell'acqua gli indicava che Kakuzu era sotto la doccia, Hidan si sfilò il copri fronte toccando la ferita che il compagno gli aveva curato con i propri filamenti di chakra, si rese conto che voleva vederla, voleva assolutamente vedere quanto era vero che faceva impressione come gli aveva confidato il compagno, tanto da doverla coprire con il copri fronte.
Andò all'armadio e aprì le ante trovando uno specchio e si guardò pallido tanto da non sembrare umano.
Si tolse la maglia osservando i propri lineamenti e sfiorò lo specchio cercando di toccare il suo medaglione; il suo Jashin.

Alzò di poco il volto guardando la sua pelle tendersi tra i punti che tenevano unita la sua testa e il suo corpo e la tirò lasciando che sanguinasse ancora per un poco, tanto da contrastare vistosamente con la sua carnagione diafana.
Toccò il suo stesso sangue con le dita macchiandosele e le portò alle labbra leccandole e per un attimo gli parve di aver usato dei cosmetici femminili per donarsi un sorriso tendente al rubino.
Sentì un rumore al di là del suo mondo e scattò per vedere se fosse stato il suo compagno ma si era solo mossa la sua arma dal muro e andò a metterla bene così che non lo distraesse più.
La portò all'angolo tra le due pareti così che fosse sostenuta dalle due superfici e tornò allo specchio osservando come quello scatto improvviso gli aveva fatto sbafare il sangue lungo l'angolo della sua bocca.
-domani non ci sarai più- ammise sedendosi lentamente a terra continuando ad osservare la propria cicatrice ancora così vivida e sanguinosa che pareva impossibile che l'indomani non ci sarebbe più stata a marchiare la sua pelle.
Osservò il proprio corpo e notò che le piccole abrasioni riportate in battaglia stavano già svanendo -non posso portare sul mio corpo alcun ricordo.- mormorò toccandosi una spalla per poi graffiarla con le unghie.
-stupido corpo, stupido corpo- imprecò aggiungendo cattiveria al suo operato.
Quando si sporcò le mani del suo stesso sangue sospirò provando un brivido molto simile al piacere fisico sulla pelle che si increspò tutta sotto il tessuto dei suoi pantaloni.
-mmh..- mormorò graffiandosi ancora su un braccio mentre si guardava allo specchio vittima delle sue stesse mosse.
In quella ragnatela che nascondeva una trappola dalla quale era difficile uscire ci era entrato da fin troppi anni e aveva imparato con il tempo che non era così male provare le sensazioni che dava quel gioco pericoloso.

Portò le sue mani tra le gambe accarezzandosi lentamente da sopra i pantaloni e poggiò la fronte alla superficie fredda dello specchio che osservava le sue mosse, chiuse gli occhi gemendo appena e non si accorse che lo scoscio dell'acqua era finito indi per cui Kakuzu lo avrebbe raggiunto presto.

Quando tornò nella camera, dopo essere uscito dal bagno, con una rapida occhiata alla camera non lo vide, ma riconobbe i suoi abiti lasciati distrattamente a terra, avanzò raggiungendoli e lo vide seduto a terra che si donava piacere rannicchiato davanti allo specchio, appoggiato a quello troppo preso dalle sue stesse emozioni.
-cosa diamine?- provò a chiedere ma continuare una domanda dalla ovvia risposta gli pareva troppo stupido.
Hidan lo guardò con la coda dell'occhio e sbuffò in un gemito, si poggiò all'anta ancora chiusa con la schiena così da avere davanti il compagno e lo guardò mordendosi le labbra ancora dipinte di rosso -sono al limite.- mormorò al compagno -allora sbrigati e vatti a dare una ripulita- lo bacchettò quello dandogli poi le spalle per non guardarlo mentre veniva.
Si trovò da fare qualcosa più in là, nella camera estraendo dalla loro sacca un libro dove teneva i conti più recenti dell'organizzazione e quando si sentì chiamare dal compagno credette di aver sentito male.
Non era un richiamo colmo d' attenzioni, era un richiamo racchiuso da un gemito.
Si voltò appena osservandolo con la coda dell'occhio, Hidan non lo stava affatto guardando, se ne stava lì, seduto a donarsi piacere mantenendo gli occhi chiusi e lo sentì nuovamente richiamarlo nella propria fantasia.

Non ci mise molto Kakuzu a rivestirsi e ad uscire dalla camera lasciando il compagno nella sua personale fantasia.

*

Prima di infilarsi nel futon, Kakuzu andò a chiudere la finestra e spense la luce in bagno visto che il compagno non si era curato di farlo.
Lo guardò steso tra le coperte che si stiracchiava tranquillo come se non fosse successo nulla, oltretutto.
Si mise seduto sul materasso stendendosi poco dopo e guardò il soffitto per alcuni istanti prima di chiudere gli occhi, un tantinello stanco.

Assaporò quella pace sollevato che per quella sera anche le sue ossa stanche si sarebbero riposate su un materasso vero e senza darlo a vedere sorrise nel suo profondo.

-...Kakuzu?- si sentì chiamare dal compagno, la pace era evidentemente finita.
Lo ignorò sperando che si arrendesse sul nascere di quel richiamo.
-ehi...?- sentì di nuovo la sua voce ma lui rimase con gli occhi chiusi intento ad ignorarlo.
Percepì un fruscio tra le coperte ed ignorò anche quello.
-Kakuzu? Sei sveglio?- sentì che insisteva ma di dargliela vinta nel suo primo, vero e proprio momento di relax, non voleva; Kakuzu era decisamente testardo.
-Kakuzu...- si sentì chiamare ancora e sta volta percepì anche il compagno sporgersi per scuoterlo appena dalle spalle -ho le mani ghiacciate, me le riscaldi?- chiese avvicinandosi ulteriormente -Kaku- cercò di richiamarlo ancora l'albino ma il compagno con uno scatto repentino l'aveva schienato sul materasso e gli puntava un kunai al collo -hai rotto. Sei fastidioso e appiccicoso. Non sei l'unico che ha bisogno di riposo quindi sta zitto o io- sibilò ma la risata del compagno lo fece demordere dal continuare -o io cosa?- gli chiese sbeffeggiandolo -mi uccidi?- osò chiedere con quel sorrisetto che sapeva fare solo lui, quel sorrisetto che veniva voglia di cancellare con ogni mezzo.
Kakuzu lo vide inclinare la testa più indietro scoprendo maggiormente il proprio collo -su avanti, tagliami la gola.- gli disse e si morse appena le labbra toccandosi la pelle diafana con le dita -domani non ci sarà più niente come sempre. Ammazzami, prova ad ammazzarmi.- lo istigò e Kakuzu premette la punta del kunai sulla sua pelle proprio come quello gli stava dicendo di fare.
Vide la lama ulcerare la sua pelle e macchiarsi di una ninfa troppo calda e vivida per essere quella di un morto vivente che non poteva morire e respirò velocemente causa le sue parole di scherno.
-sta zitto.- sibilò assottigliando lo sguardo e lo vide allungare una mano che arrivò al proprio viso -ho le mani ghiacciate, mi riscaldi un po'?- gli chiese cambiando totalmente tono -volevo chiederti solo questo.- aggiunse con un sospiro.
Il moro prese la sua mano allontanandola dal proprio viso e la bloccò sul materasso.
Il come Hidan abbassò lo sguardo, l'espressione che si dipinse sul suo viso fu un qualcosa che destabilizzò il maggiore. Sembrava per la prima volta veramente vulnerabile.

Hidan guardò il compagno sopra di sé e prima di tornare a osservare il suo viso si inumidì le labbra con lentezza -questo ti eccita?- gli chiese tornando a guardarlo negli occhi per un attimo -avere il dominio su di me ti eccita?- domandò ancora tornando ad osservare il suo corpo e vagò con le mani sui suoi pettorali -sai che si vede che ti piace?- gli rese noto con un torno meno alto dei precedenti.
-prima, quando ti ho chiamato ad inizio serata,- cominciò l'albino -te ne sei andato.- continuò -è perché ti disturbava che ti usavo per darmi piacere?- chiese e sentì il kunai pungere ancora sulla sua pelle -stai zitto.- gli ripeté il maggiore -ti da fastidio che ti dico le cose reali?- gli chiese innocentemente e sospirò appena sentendo la lama del kunai muoversi sul suo collo -Kakuzu, ho le mani fredde, me le riscaldi tu?- domandò ancora ma il compagno lo ignorò totalmente stringendo la presa sul suo polso -anche se tu non mi guardi come ti ho guardato io, beh anche a me piace.- mormorò con quel suo sorrisetto odioso.
Kakuzu lasciò il kunai e strinse la mano a pugno prima di colpirlo sul viso e la forza del colpo fece giare il viso al compagno che si ritrovò a guardare la finestra chiusa che rifletteva la stanza buia; si leccò le labbra sentendo il sapore ferreo del sangue e socchiuse gli occhi provando dei brividi sotto la pelle molto simili al piacere fisico;
-ti ho detto di stare zitto- sibilò il maggiore lasciando poi andare la sua mano e parve che a poco a poco la sua rabbia sciamò lasciandolo più tranquillo. Si mise seduto guardando il corpo seminudo del compagno steso sul futon e lo vide poi alzarsi e sedersi di fronte a lui -perché hai smesso?- gli chiese dispiaciuto inclinando appena la testa da un lato -mi sarebbe piaciuto che tu m'avessi preso con forza- ammise innocentemente, come se fosse la cosa più normale del mondo.
-stai zitto- disse ancora ripetendo quelle parole troppe volte in quella conversazione -ma è vero- ammise l'albino andando a baciargli un pettorale e per qualche ragione che non sapeva spiegarsi Kakuzu non lo scacciò nell'immediatezza del suo gesto;
Hidan accarezzò uno dei segni del suo corpo, una delle sue cicatrici, uno dei suoi ricordi tangibili e ne delineò il profilo sentendo sotto il polpastrello la curvatura ruvida della sua pelle cicatrizzata, si morse le labbra sospirando subito dopo.
-mi piacciono le tue cicatrici.- ammise e Kakuzu lo guardò ancora troppo vicino al proprio corpo -si, immagino che ad un invasato possano piacere.- commentò quello ma Hidan scosse la testa sfregando la punta del naso sulla sua pelle e scese a baciargli l'addome accarezzandone la pelle con la punta delle dita -non puoi comprendere- gli confidò nostalgico -sono dei ricordi- ammise e sorrise sulla sua pelle -sono solo tagli che sono parzialmente guariti- gli disse realista come sempre.
Lo sentì arrivare all'orlo dei suoi pantaloni e lo sentì lavorare con le mani per poterglieli slacciare -lasciami fare, adesso. Hai bisogno di aiuto qui.- gli disse guardandolo -però dopo prendimi come piace a me, anche se non ti piace anche se ti fa schifo perché ora è a me che non piace fare questo.- gli disse e Kakuzu annuì, era troppo vicino al suo inguine per poterlo scansare e probabilmente era da quando aveva messo mano in quella zona che aveva smesso di ragionare con il cervello.
-però non venirmi in bocca- gli disse l'albino e lui annuì così che iniziasse e gli portò una mano alla testa per spingerlo verso la propria più primordiale voglia.

Era effettivamente bravo nel fare quelle cose.

Lo spettinò completamente nel mantenerlo troppo vicino al proprio inguine e gettò la testa all'indietro quando lo sentì operare tanto bene su quello.

*


Tossi forte alzandosi dal corpo del compagno e si pulì la bocca nella mera speranza di non soffocare -stronzo!- gli imprecò contro tirandogli un pugno e scansò con poco garbo la sua mano, la stessa mano che l'aveva costretto fin troppo vicino mentre raggiungeva il culmine di quel piacere.
-te l'avevo detto, dannazione- imprecò ancora allontanandosi da lui e si alzò dal futon rifugiandosi in bagno per potersi ripulire di quella robaccia appiccicosa.
Al bagno non riuscì ad arrivarci, Kakuzu lo prese per un braccio e lo attirò nuovamente ai loro futon, -non dimentichi niente?- gli disse -eppure parevi tenerci- gli disse ma Hidan lo guardò torvo -adesso non lo voglio più ho il tuo sapore schifoso in bocca e voglio ripulirmi al pi presto- gli disse con aria offesa; fece per alzarsi nuovamente ma la stretta del compagno non gli permise di muoversi -smettila di trattenermi- sibilò quello sentendosi appena in trappola -smettila o ti uccido- oso dirgli e Kakuzu lo guardò divertito bloccandogli le mani sul cuscino;
intrappolato a quella maniera poteva dar ben poca vita a quelle sue parole che ostentavano superiorità, in quel momento era nettamente in difficoltà nei confronti del compagno.
Quando sentì le sue mani prendergli le gambe cercò di calciarlo via ma fu inutile la stretta delle sue dita sulla propria pelle era veramente pesante, se fosse stato possibile l'indomani avrebbe avuto probabilmente dei lividi ma sicuramente sarebbe stata nuovamente perfetta, la sua pelle, dopo una dormita e l'ombra di nessun ricordo l'avrebbe marchiata tanto a lungo.

Anche se era stato lui ad esprimere il desiderio che lo prendesse a quel modo non si sentì soddisfatto nel frangente in cui quella richiesta venne esaudita.
Non riuscì a goderne come credeva e come si era immaginato avrebbe fatto e nell'immediato dopo si ritrovò a sospirare dando la schiena al compagno mentre quello si alzava per andare in bagno a darsi una ripulita.
Si toccò la collana -Jashin- mormorò sentendosi triste senza però capirne le motivazioni e si morse le labbra accucciandosi tra le coperte, un po' di riposo notturno e si sarebbero cancellate tutte le ferite.

*

Quando si destò dagli ultimi strascichi di sonno e di torpore vide che il suo compagno non era nel futon accanto a lui dove sarebbe dovuto essere. Si mise seduto, Hidan non era tipo da svegliarsi prima di lui e da sparire a quel modo, no, Hidan era molto più plateale nelle sue azioni.
Vagò con lo sguardo e trovò i suoi vestiti abbandonati distrattamente ai piedi della sua arma ed in un certo senso si tranquillizzò, Kakuzu, vedendoli.
Sentì poi lo scroscio dell'acqua provenire dal bagno e si alzò per assicurarsi che fosse lui, come se, oltretutto, un qualunque chi che sia, intrufolato nella loro camera usasse la doccia come se nulla fosse.
Entrò in bagno e lo vide sotto il getto dell'acqua, non aveva nemmeno tirato la tenda, forse troppo claustrofobica per lui e lo osservò nella sua diafana perfezione.
Non aveva più alcun segno di alcun genere sul corpo.
Era semplicemente lì sotto a frizionarsi i capelli con il sapone che veniva poi subito portato via sotto lo scroscio dell'acqua che bagnava completamente la sua pelle e rimase a guardarlo inebetito, per un attimo gli parve di osservare un Dio, tanto intimamente da sentirsene in colpa.

Scosse la testa a quel pensiero: Hidan un Dio, era una cosa al di fuori di ogni realtà, al limite poteva avvicinarsi ad una creatura demoniaca.

-che cazzo stai facendo!- gli urlò contro tirandogli la prima cosa che ebbe per le mani e prese l'asciugamani coprendo le proprie nudità -non si spiano le persone sotto la doccia!- urlò ancora e Kakuzu inarcò un sopracciglio, come se fosse la prima volta che lo vedeva nudo.
Vide Hidan chiudere l'acqua e uscire dalla doccia raggiungendolo, lasciò una scia di impronte d'acqua al suo passaggio e gli si avvicinò guardandolo dal basso della sua statura -Kakuzu tu sei un maniaco, lo sai?- gli disse sorridendogli e trovò la cosa comica visto che ridacchiò allungo prima di andare ad asciugarsi per poi rivestirsi -io non sono un maniaco- disse dopo un attimo di confusione il moro -capito? Io non sono un maniaco!- gli disse ancora seguendolo -oh suvvia qui nessuno giudica le tue perversioni- lo prese in giro -io avrei perversioni? Tu proprio lo dici?- ribatté piccato il moro e non fece altro che far sorridere maggiormente il compagno che prese i suoi abiti rivestendosi silenziosamente, prese il suo anello infilandoselo al dito dove era solito portarlo e si toccò il petto come gesto incondizionato con il quale solitamente sentiva se la collana fosse al suo posto, non sentendola si destò immediatamente -Jashin- mormorò tornando in bagno e senza trovarla entrò nel panico -cerchi questa?- chiese il moro morstrandogliela quasi fosse un pendolo tra le sue mani -ridammela!- s'infervorò l'albino immediatamente -ehi calmo. Te l'eri dimenticata e te l'ho semplicemente presa per portartela.- gli disse lasciando che la prendesse -tu non sei normale, sei morboso persino con una collana.- disse quello riprendendolo sul suo comportamento ma Hidan non gli diede peso, aveva di nuovo la collana, sorrise tenendola in mano e la infilò immediatamente al collo toccandola con le dita -oh Jashin- mormorò -tu lo ami un po' troppo quel tuo Dio pagano.- gli rese noto Kakuzu e Hidan lo guardò appena -tu non dovresti nemmeno nominarlo in vano.- rispose senza scherzare e Kakuzu lo lasciò perdere nella sua invasata e folle religione.

Erano alla ricerca di due criminali dalla quale cattura avrebbero ricavato dei buoni profitti e non potevano permettersi di tergiversare ancora.
Il loro viaggio doveva continuare.







***




e qui si conclude il primo capitolo di questa mia nuova avventura, credetemi, per me, scrivere di loro è un'impresa ardua che al contempo trovo veramente stimolante, che li amo penso lo abbiate capito.
Vi ringrazio di aver letto e spero che già questo capitolo possa piacere a qualcuno!
Kiss
MaryKei-Hishi

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Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da NyaNyaShoujo » 12/08/2013, 23:47

In realtà non ho mai pensato a loro due come una coppia, ma per curiosità ho letto la tua storia e l'ho trovata molto bella! [sait_kaoani2115.gif]
Spero che arrivi presto il secondo capitolo ^^
Indipendentemente da quale sia l'obiettivo... decidere di fare una cosa, oppure di non farla significa fare una promessa a se stessi. Cioè all'unica persona in grado di rispettare o rompere tale promessa... Poiché nessun altro è in grado di assumersene la responsabilità... Se tu non ne sei pienamente convinta, senza questo non puoi promettere nulla a te stessa.. tuttavia anche quello comporta un rischio. (xxxHOLiC)

Pensavo che il mondo fosse cambiato, ma in realtà ero io quella che era cambiata.

Se pensi che sia deciso, allora potrebbe pure esserlo. Se invece pensi che non lo sia, allora potrebbe essere tutto da decidere. Il mondo non è ciò che esiste, ma ciò che costruiamo noi. (xxxHOLiC)

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MaryKei-Hishi

Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 27/08/2013, 22:48

hola!
davvero non hai mai pensato a loro come ad una coppia?
O.O
io non ho mai pensato a loro come a... non coppia XD tipo sono rimasta folgorata *-*
non mi era mai capitato per personaggi che non sono i beh, si, protagonisti x3
hanno un ruolo così piccolo alla fine in quell'oceano che è "Naruto" ma dal primissimo istante in cui li ho visti mi sono innamorata x3
(di hidan) e poi c'è un ragazzo che lo interpreta così bene........ oddio quanto lo fa bene >////>
(si ero decisamente invaghita troppo di lui e sì ho ricevuto un due di picche e si, mi è anche passata x3)

bando alle ciance! ecco il secondo capitolo ù.ù

****
Capitolo Due: La Bestia Traditrice.

****


Da quando, camminando per quel bosco, si erano imbattuti in quel ragazzo, Hidan aveva cominciato a comportarsi in modo strano, o almeno non convenzionale all'Hidan che Kakuzu aveva imparato a conoscere.
Avevano trovato un fortuito riparo per quella notte, in una baita abbandonata alle intemperie e il maggiore dei due si era dilettato nell'accendere un fuoco mentre l'albino si era messo, diligentemente a curare le ferite a quel ragazzo. Ad occhio e croce non doveva avere più di vent'anni.

Quell'Hidan diverso era strano e Kakuzu non sapeva se gli piacesse o meno.

-Vado a cercare della legna asciutta per alimentare il fuoco-gli aveva detto il moro avvicinandosi all'ingresso del loro rifugio, del fuoco in quella che si preannunciava una notte invernale ce ne sarebbe stato reale bisogno, specialmente per via delle finestre della baita, i loro vetri erano tutti rotti.
Era uscito rivolgendo un ultimo sguardo a Hidan e al ragazzo che avevano raccolto dal suo pellegrinare randagio e uscì alla ricerca di legna che con la combustione non avrebbe appestato la
casa di fumo.

Dopo la sua ricerca, con la legna sottobraccio quasi a creare una fascina che sarebbe stata più che utile, si diresse nuovamente verso la baita osservando di sfuggita cosa stesse accadendo all'interno, rimanendo accanto alla finestra.
Hidan e quel ragazzo stavano parlando e pareva che fosse Hidan, tra i due, a tenere maggiormente che quella conversazione continuasse.

Per un attimo di curiosità Kakuzu gli rivolse dei pensieri ipotizzando delle sue utopiche vite che lo vedevano come un acerbo ragazzo che aveva abbandonato la vita di casa forse per pura e semplice ribellione.
Scosse la testa continuando a guardarli, era più che consapevole del perché di quei pensieri, una della cause era Hidan.
Hidan e la curiosità di capire perché quel randagio avesse suscitato in lui emozioni che non aveva mai visto nel compagno.

Continuando ad osservarli si rese conto che quel ragazzo non doveva essere abituato ad essere un gatto randagio, aveva dei lineamenti delicati e le sue mani... beh le sue mani non avevano le fattezze di quelle di un lavoratore, erano delicate e curate nonostante lo sporco che vi era sopra.

Il fuoco che l'albino aveva acceso illuminava con luce tremante l'ambiente e si avvicinò alla finestra per vedere meglio cosa stessero facendo, prima delle loro figure gli era risaltato agli occhi la loro ombra proiettata sul muro muoversi a quella luce.

Posando la sua attenzione sul ragazzo aggrottò le sopracciglia. Il ragazzo era sveglio, cosciente e legato.
Hidan aveva usato una trave del soffitto per farci passare la corda e il ragazzo era intrappolato dalle mani, la corda che stringeva i suoi polsi lo teneva forzatamente in piedi.
Vide Hidan girargli attorno come un avvoltoio su una carcassa e gli fece impressione.
-così tu desideri la morte.- gli disse l'albino e Kakuzu dalla sua posizione non udì le parole ma riuscì a leggerle dalle sue labbra.
Lo vide sorridere alla non risposta dell'altro e avvicinarglisi per poi toccargli i pettorali minuto con una scintilla di follia negli occhi.
In quel momento Hidan era esattamente l'invasato che Kakuzu aveva conosciuto decisamente molti anni addietro.
Lo vide sorridere privo di sentimento.
-ho perso tutto quello che avevo- mormorò il ragazzo guardando il pavimento, quasi ad esserne mortificato. -lui è morto e io non ho fatto niente- affermò ancora colpevole e vittima delle sue stesse parole, vide Hidan leccarsi le labbra, famelico, mentre lo ascoltava e osservava; prese un kunai puntandoglielo alla gola -tremi?- chiese ironico -ma come mai? Non volevi morire?- domandò saccente ridendo appena della distorta comicità che evidentemente vedeva nella scena.

Kakuzu lo vide allontanare il kunai dalla gola del ragazzo -lo sai qual'è la punizione per quelli come te e me?- lo vide chiedergli mentre avvicinava la punta affilata dell'arma al proprio petto nudo, e il ragazzo negò con la testa guardandolo impaurito -continuare a vivere- sibilò l'albino punendosi con quelle parole astiose.
Si pugnalò con cattiveria mordendosi le labbra e affondò la lama nel proprio petto vuoto da troppo tempo e respirò velocemente, voleva farsi del male ma ormai il dolore... aveva lasciato il passo ad altre sensazioni e lui viveva in lotta con quel se stesso sadico e perverso.
Il suo sangue macchiò la pelle del ragazzo che non riuscì a vederlo mentre si feriva a quel modo.
-io sono immortale.- gli disse rabbioso digrignando i denti -ho sperimentato il mio corpo ogni oltre immaginazione e ho tentato di uccidermi così tante volte e nei modi più disparati e... eccomi. Ancora perfetto, ancora dannato ed ancora vivo.- continuò furioso e gli si avvicinò prendendogli il mento tra le mani imponendogli di guardarlo -non ti ho detto di non guardarmi.- gli disse duramente.
Kakuzu lo vide avvicinarglisi ancora e leccare il suo stesso sangue dalla guancia del ragazzo ripulendola parzialmente -ottimo- mormorò accanto al suo orecchio e Kakuzu in quel momento più che mai vide negli occhi del ragazzo la paura farsi liquida.
-mi viene voglia di mangiarti- sussurrò l'albino leccandogli poi l'orecchio e vi sospirò appena sopra, tutta quella rabbia sembrava essersi trasformata in qualcosa di seducente ed erotico.
Kakuzu vide il ragazzo negare con la testa e cercare di allontanarsi da quell'invasato.
-no ti prego.- disse con voce tremante -ma come, non vuoi più morire?- chiese vagando con le mani sul suo corpo minuto -n-no- gemette quello -ti prego.- e Hidan rise follemente a quella preghiera -non devi pregare ma il mio defunto Dio.- gli disse e quello annuì probabilmente solo per farlo contento sperando che lo liberasse o che almeno non gli facesse del male.
Hidan si toccò il petto, la sua collana brillava di rosso, del suo sangue.
Si macchiò le dita di quel carminio e si avvicinò al ragazzo cominciando a tracciare il simbolo del suo Dio sul petto dell'altro, le cose che disse mentre lo faceva, Kakuzu non riuscì a comprenderle leggendogliele sulle labbra, erano in nessuna delle lingue che conosceva.
Lo vide prendere nuovamente il suo kunai e mentre il ragazzino lo guardava piangendo dalla paura lo vide recidere la sua pelle con una calma ossessiva nel rendere quel simbolo perfetto sogni ogni aspetto.
Si applicò in modo morboso a quei tagli che dovevano formare il simbolo della sua religione pagana, quella calma era insana.
Quando Hidan mescolò i loro due tipi di sangue, Kakuzu credette di star ad osservare una sorta di rituale e credette di sognare quando vide la pelle del ragazzo cicatrizzarsi all'istante.
Quelle cose erano al di fuori di ogni tipo di religione.
-la tua punizione sarà vivere- decretò l'albino nelle vesti di sacerdote della sua religione;
rimase ancora a guardarli, Kakuzu, non aveva mai visto il compagno a quel modo.

Raccolse la legna dal pavimento ed entrò guardando di sottecchi i protagonisti della vicenda e senza dire alcun che si avvicinò al fuoco per alimentarlo con una parte della legna che aveva raccolto.
-divertito?- chiese poi al compagno mentre quello cominciava a slegare il ragazzo ancora sotto shock per... quella cosa.
Già, Kakuzu non sapeva nemmeno che nome dare a quel che aveva visto.
-non l'ho fatto per puro piacere personale.- gli confidò il compagno accompagnando l'iniziato al suo giaciglio -era un rituale d'iniziazione- aggiunse in un secondo momento e Kakuzu li guardò appena inarcando un sopracciglio -ripuliscilo da tutto quel sangue, sarebbe fastidioso se attirasse animali selvatici.- ammise -non voglio sprecare energie con quelli.-
l'albino annuì e Kakuzu scosse appena la testa, rituale. Era stato più che altro una strana sottospecie mal riuscita di sacrificio alla sua defunta divinità.

Ripensando a quel peculiare aggettivo che aveva usato Hidan stesso riferendosi al suo Jashin si rese conto che qualcosa non tornava. Gli Dei non potevano morire.
Da quell'attimo l'interrogativo di chi fosse stato Jashin e sopratutto chi fosse stato per il compagno non lo abbandonarono. Doveva trovare la soluzione.

Riprese ad osservare il compagno e notò come diligentemente stava ripulendo il simbolo ormai impresso sulla pelle della sua vittima e di come sorrideva contento del suo operato.
Lo vide abbassarsi a baciare quella cicatrice e lui se ne sorprese, senza rendersene conto lo afferrò per un braccio allontanandolo dal suo Jashin o quel che ne rimaneva: una cicatrice su un ragazzino raccolto dalla strada come un randagio e un ciondolo dal quale Hidan non si separava mai.
Prese quel ciondolo stringendolo poi nel pugno e lo tirò, come a volerlo strappare dal suo collo, Hidan prese il suo polso evitando che lo tirasse tanto da romperlo e negò forte con la testa -fermo mi fai male.- gli disse ma quello non diede cenni di voler smettere.
-fermati!- gli urlò Hidan stringendo la presa sul suo polso e in quel momento Kakuzu dovette mollare la presa -è questa la tua vera forza?- gli chiese -tu spera sempre di non doverla mai sperimentare, la mia vera forza- sibilò guardandolo torvo in viso -chi era Jashin?- gli chiese a quel punto -te l'ho già detto tu non devi nemmeno nominarlo, stai sporcando il suo nome con quella tua bocca.- lo guardò gelidamente e si recò accanto al ragazzo per finire di ripulirlo.
Notò che dai suoi vestiti spuntava un pacchetto di sigarette e le presene tirò fuori una e strinse nel pugno il pacchetto.
Cercò l'accendino prendendolo e poi uscì fuori accendendosi la sigaretta con quell'accendino in metallo che non sembrava essere del ragazzo.

Kakuzu lo guardò uscire e poi terminò lui stesso di ripulire il loro sangue mescolato dal ragazzo e parzialmente dal pavimento provando una rabbia diversa da quella che era abituato a riconoscere come tale.
Solo il pensare a quello che era successo a come lui cambiava quando parlavano di quel suo Dio pagano lo facevano infervorare.
Gettò il panno che stava usando per pulire in un angolo del pavimento per poi uscire a recuperare il suo compagno.
Lo vide seduto a terra proprio lì fuori intento a fumare e a carezzare con le dita la sua collana -sei uno stupido- gli disse il maggiore e quello si voltò appena a guardarlo -non è una novità- gli rispose pacato -butta quella cosa – gli disse indicandogli la sigaretta -e vieni dentro.- aggiunse mentre Hidan si metteva in piedi proprio di fronte a lui -perchè, temi mi faccia male?- gli chiese inarcando un sopracciglio.
-no affatto.- ammise quello osservandolo nei suoi movimenti e gli tolse la sigaretta dalle mani gettandola a terra -ma dopo avresti un sapore diverso.- gli disse prendendogli un polso e si avvicinò lasciandolo interdetto da quella vicinanza -Kakuzu...- lo richiamò il compagno e si morse appena le labbra -mi permetti di baciarti?- gli chiese accarezzandogli le labbra da sopra la stoffa che ricopriva parzialmente il suo viso.
Kakuzu liberò il suo polso osservando il suo sguardo farsi vergognoso in un certo qual modo e gli toccò i pettorali vedendolo sospirare -non così- mormorò l'albino sentendosi in imbarazzo per quella strana dolcezza da parte del compagno;
Kakuzu si avvicinò al suo ciondolo e lo afferrò -quando toglierai questo.- gli disse per poi lasciarlo fuori, solo con il suo Jashin.

*

Nel suo lungo vivere aveva imparato a conoscere i propri gusti spingendosi sempre più in là in quell'esplorazione.
Essere legato era qualcosa che aveva scoperto piacergli, parecchio.
-forte, forte.- gemette sentendo il compagno sopra di se e quello lo accontentò afferrandolo per i fianchi spingendosi in lui, proprio come quello chiedeva, forte, ancora più forte.
Aveva usato il proprio chakra per legarlo e più quello si dimenava più i suoi filamenti spirituali lo stringevano in una morsa che sembrava eccitarlo sempre più.
Lacerandogli la pelle sembrò mandarlo in paradiso e continuò a donargli quel piacere distorto.
Lo abbandonò sul letto e lo vide rilassarsi con un sospiro, completamente fatto di piacere -oh, wow- gli disse mentre il compagno lo slegava ritraendo il proprio chakra.
-dovresti andare a darti una ripulita- gli confidò il moro -stai colando tutto.- ammise guardandolo ma quello parve ignorarlo -un attimo- ammise socchiudendo gli occhi -fammelo godere tutto.- aggiunse per poi muoversi appena come ripreso da quell'orgasmo.
Si alzò coprendosi con il lenzuolo -vado in bagno- confidò al compagno -non ti addormentare sotto la doccia- gli disse Kakuzu sistemandosi i pantaloni e Hidan lo guardò notando che anche quella volta lui era finito per rimanere completamente nudo mentre il compagno era ancora completamente vestito.
-hai paura che possa soffocare?- chiese l'albino ma l'altro scosse la testa -stupido, tu non puoi morire, ma sprecheresti l'acqua- lo ammonì con la sua solita parsimonia.
Il compagno ridacchiò a quella frase -me l'aspettavo una risposta del genere, attento stai diventando prevedibile- gli disse senza dargli il tempo di replicare e sparì nel bagno godendosi una doccia fresca che sembrò cancellare la sua stanchezza.

Tornando in camera vide il compagno alla scrivania intento a guardare i documenti relativi alle loro prossime vittime -ehi Kaku, non vieni al letto?- gli chiese sedendosi sul futon e stese meglio il lenzuolo che si era tutto stropicciato -arrivo- ammise il moro ma nonostante le sue parole non si mosse dal suo posto.
Hidan lo raggiunse carponi sbirciando tra i suoi fogli -ancora lavoro, tu non pensi ad altro, quasi quasi chiedo il divorzio.- gli disse scherzando e gli massaggiò appena le spalle -togliti questo coso di dosso- disse ancora l'albino cominciando a sbottonare il suo copricapo dalla stoffa che nascondeva i suoi lineamenti e gli liberò i capelli da quell'oppressione smuovendoli poi con le mani, li baciò ispirando il loro profumo -sanno di buono- mormorò tra sé -sono così scuri.- gli sfilò la sciarpa scoprendo le sue ampie spalle ricoperte di cicatrici e ne sfiorò una con le dita -te ne vergogni?- gli chiese e Kakuzu lo guardò appena -no- rispose sterile -eppure quando lo facciamo non ti spogli mai, finisce sempre che io sono nudo come un verme e tu rimani vestito- ammise e Kakuzu non potè recriminare su un qualcosa che era assolutamente vero.
Hidan si ritrovò a sfilargli la maglia e gli baciò le spalle delicatamente -lo sai che le trovo bellissime- gli ricordò e si morse appena le labbra scrutandolo per vedere le sue reazioni -ti... ti ricordi come te le sei fatte?- gli chiese respirando a fondo e notò che il compagno si attardava a rispondere -no, non lo ricordo- gli disse subito dopo il compagno per chiudere quel discorso ma Hidan sorrise appena, era una bugia, lor ricordava perfettamente.



***



Rise sommessamente appoggiandosi al compagno mentre tornavano nella camera che avevano occupato quella sera in quella locanda trovata per caso nel loro pellegrinare.
-mi hai fatto bere troppo.- biascicò guardandolo malizioso -dì, vuoi circuirmi, non è vero?- gli aveva chiesto rendendosi, al contempo, disponibile e Kakuzu l'aveva guardato inarcando un sopracciglio -vuoi scoparmi?- gli aveva domandato subito dopo -vuoi scoparmi forte?- aveva aggiunto in un secondo momento immediatamente successivo mentre si avvicinava a lui in cerca di una risposta affermativa.
Gli aveva sorriso subito dopo avvicinandosi ma quello lo prese per un braccio entrando poi in camera sfuggendo a sguardi indiscreti degli altri ospiti di quella struttura.
In camera stese i futon mentre Hidan lo raggiungeva sedendosi su quello e gattonò fino a lui spingendolo fino a farlo stendere -posso sedermi sul tuo bacino sai?- gli aveva detto ammiccante e, senza che il moro gli dicesse una qualunque risposta, vi si era seduto ondeggiandoci lievemente sopra.
-posso fare molte cose qui- ammise premendosi maggiormente sul compagno -ho imparato in questi decenni-gli disse avvicinandosi al suo orecchio -a soddisfare un uomo.- e posando le mani sui suoi pettorali si alzò con il busto socchiudendo appena gli occhi godendo dei suoi stessi movimenti sul compagno.
-Kakuzu, tu sei in grado di farmi provare dei brividi?- a quell'interrogativo si era toccato appena la collana al ricordo della sua felicità -mi sono usato così tante volte da quando è morto.- mormorò a se stesso ma lo udì anche il compagno e gli afferrò la mano che impugnava Jashin prendendolo per il polso -togliti la collana- ordinò il moro ma il compagno negò -non posso- disse scuotendo appena la testa -dopo la rimetterai- lo tranquillizzò Kakuzu e lo vide tergiversare -non ti sto chiedendo di toglierla per sempre- gli confidò quello -ma se vuoi dei brividi da me allora dovrai lasciare quel ricordo in un cassetto.- gli disse abbassandosi appena la stoffa che nascondeva i suoi lineamenti martoriati dalle cicatrici.
Vide Hidan mordersi le labbra arrivando con le dita alla chiusura della collana e Kakuzu andò a baciargli un angolo della bocca -è tutto ok.- sussurrò fino a che quello non gli diede la collana e lui lasciandola sul pavimento lo sovrastò costringendolo a stendersi. Lo guardò in quel momento e si rese conto che togliendosi la collana si era messo veramente a nudo davanti a lui, lo vide arrossire ai suoi sguardi e gli parve una creaturina infinitamente piccola, la tra le sue braccia e si rese conto che era la prima vera volta che lo vedeva a quel modo, in quel momento sembrava un ragazzino alla sua prima vera volta.

Lo baciò lentamente sulle labbra assaporandone la freschezza -mi farai tremare il cuore?- chiese l'albino guardandolo appena, vergognandosi di quello sguardo.
Kakuzu non gli rispose avvicinandosi però al suo orecchie, baciandogli il collo proprio lì, sotto l'orecchio -questa è la tua prima volta.- gli dissi iniziando il racconto del loro “noi”.
Gli accarezzò i pettorali leccandogli appena l'orecchio, Hidan chiuse gli occhi a quelle carezze percependo la sua mano scendere.
La sentì poi arrivare tra le cosce e accarezzarle da sopra il tessuto dei pantaloni e la sua prima reazione fu quella di chiudere le gambe -fermo.- gli disse il moro tentando di fargliele aprire nuovamente e vide il compagno mordersi le labbra, andò a baciarlo così da impedirgli di farsi del male.

L'Hidan sicuro di sé, quello che a conti fatti sembrava una puttana tra le lenzuola non c'era in quel momento.
Con Jashin abbandonato in un cassetto c'era un Hidan puro davanti ai suoi occhi.

Riuscì a malapena a muoversi fino a togliergli del tutto la sua maschera e gli sciolse i capelli, provava vergogna per quello che stavano facendo, una vergogna che temeva di aver perso nella sua vita.
No, quello non era semplice sesso.
-guardami.- sussurrò il moro e giurò di aver visto l'albino arrossire, tanto per paradosso, là sulle guance.
Sembrava così indifeso in quel momento eppure era sa sempre una perfetta macchina della morte.
-Kakuzu...- lo richiamò quello con voce roca e il moro non potè evitarsi di baciarlo, di nuovo.
Gli calò i pantaloni tanto lentamente che all'altro ogni suo tocco così delicato sembrò un ustione che si imprimeva sulla sua pelle.
Non era più abituato a mani delicate sul proprio corpo, stordito dalla bugia che fosse lui stesso a non piacere.

Era stato una puttana vogliosa e sadomasochista per troppo tempo.

-sshh... questa è la tua prima volta- gli disse nuovamente vicino all'orecchio e gli sfiorò l'inguine e il compagno si inarcò a quel tocco. -il brivido- mormorò socchiudendo gli occhi ormai lucidi -il brivido- disse ancora e a quelle condizione non ci mise molto a sporcare la mano del compagno con il proprio rilascio.

Cercò di rilassarsi e guardò Kakuzu mentre era ancora completamente fatto di quelle emozioni, quell'orgasmo l'aveva sentito tutto nel cervello.
In quel momento comprese chi sceglieva di far uso di droghe, perché era fantastico sentirsi su una nuvola.

Fu lui a baciarlo, delicatamente, accarezzandogli poi il capelli e prima che potesse ringraziarlo percepì nuovamente la sua mano tra le gambe sfiorando della pelle ancora più intimamente nascosta.
Scattò percependo le sue dita accarezzarlo a quel modo e si irrigidì sentendo che iniziava a violarlo.
-shhh- gli sussurrò il moro prima di baciargli il collo -a-aspetta- gli disse Hidan senza sapersi spiegare il perché -non voglio che provi dolore.- ammise il moro sul suo collo mentre continuava a prepararlo con le dita.

Quella frase lo fece tremare.

Gli prese la mano libera e se la portò al petto -senti- gli disse senza guardandola -batte, batte forte.- mormorò cercando di nascondersi contro il suo collo.
Si vergognò subito dopo di quel suo cuore che non poteva governare che aveva deciso di battere tanto forte per mano del compagno, ormai lui aveva deciso di chi essere, era Hidan che doveva ancora comprenderlo

-Kakuzu- lo richiamò ancora nascondendosi contro di lui e il moro gli accarezzò i capelli baciandogli una tempia -non nasconderti.- gli disse con la sua voce calda -sei bellissimo- ammise in una confessione che non era da lui e l'albino si morse labbra non riuscendo a credergli in quel momento.
-fai perdere la testa a tutti a questo modo?- riuscì a domandargli -ovvio che no.- rispose il compagno ma l'albino non seppe se credergli o meno, in quel momento di sentiva troppo vittima degli avvenimenti e del compagno.
-aahh...- si lasciò sfuggire quando quello avanzò nel suo corpo e ancora una volta tentò di chiudere le gambe ma l'altro glielo rese impossibile -non guardarmi- lo pregò imbarazzato -perché non vuoi?- gli chiese l'altro affondando in lui con le dita e Hidan lo guardò più che imbarazzato -perché... perché questa è la mia prima volta.- gli disse lui in risposta alla finzione del compagno e per un secondo vide il moro sorridergli.

Quando lo sentì violarlo non riuscì a riempire i propri polmoni d'ossigeno e boccheggiò aggrappandosi al compagno notando solo in quel momento che questo indossava ancora la maglia:
gli baciò il collo mordendo appena la pelle ad ogni sua spinta e si trovò a soffocare i propri gemiti vicino al suo orecchio.
era troppo forte quello che stava provando in quel momento per incatenarlo ad un nome terreno, era qualcosa che aveva già provato tantissimi anni addietro, quando probabilmente Kakuzu non era nemmeno un pensiero dei suoi genitori.
senza rendersene conto si strinse tanto a lui da ulcerargli la pelle con le unghie e si inarcò quando quello toccando il suo punto speciale gemette sul suo orecchio.
gli sporcò il ventre con il proprio rilascio rilassandosi poi sul loro futon con il compagno che gli faceva da coperta.
si rese conto che non aveva bisogno di altro in quel momento se non del suo Kakuzu.

Percepì il respiro del compagno farsi più pesante, doveva essersi addormentato, si alzò dal futon che occupavano e lo lasciò riposare andando a prendere la collana, alla fine Kakuzu l'aveva lasciata nella tasca della sua cappa.
Quando la prese in mano quel moto di vergogna che aveva già provato si fece nuovamente forte in lui, aveva tradito il suo Jashin.
Guardò Kakuzu ed andò in bagno mantenendo forte la stretta sul suo amore reso mortale e si chiude dentro, in quel momento non aveva voglia di dire cose o essere guardato, voleva rimanere solo con il suo Dio.
-mi dispiace- mormorò stringendo tra le mani il ciondolo -ti ho tradito.- Ammise rendendosi conto che con Kakuzu aveva fatto l'amore.
Anche se non fosse cambiato nulla al livello fisico era in lui che qualcosa era cambiato in quel loro ultimo incontro.
Era nella sua concezione di quel che stavano facendo che vi era il tradimento, Kakuzu gliel'aveva detto, quella sarebbe stata la loro prima volta. La loro prima volta senza Jashin appeso al suo collo.

-Adesso come faccio?- si ritrovò a chiedere in un sussurro pensando al suo Dio, in quegli anni, dove si era concesso a molti non si era mai sentito a quel modo, un traditore.

Un subdolo traditore.

-non volevo innamorarmi ancora.- ammise baciando il ciondolo -ma lui...- mormorò al suo Dio -l'ultimo che mi ha fatto provare queste cose sei tu.- parlò direttamente al ciondolo -le tue mani- ammise sedendosi a terra -mi mancano terribilmente- sospirò -perche sei morto?- gli chiese e chiuse gli occhi ricordando quei momenti.



******


okkei ecco il secondo capitolo >////<
spero che sia piaciutox3!

kiss
MK

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NyaNyaShoujo
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Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da NyaNyaShoujo » 27/08/2013, 23:00

Capitolo molto bello! Verso la fine sono diventati tenerissimi!!! Che dolci! [mikula-plz.gif]
Indipendentemente da quale sia l'obiettivo... decidere di fare una cosa, oppure di non farla significa fare una promessa a se stessi. Cioè all'unica persona in grado di rispettare o rompere tale promessa... Poiché nessun altro è in grado di assumersene la responsabilità... Se tu non ne sei pienamente convinta, senza questo non puoi promettere nulla a te stessa.. tuttavia anche quello comporta un rischio. (xxxHOLiC)

Pensavo che il mondo fosse cambiato, ma in realtà ero io quella che era cambiata.

Se pensi che sia deciso, allora potrebbe pure esserlo. Se invece pensi che non lo sia, allora potrebbe essere tutto da decidere. Il mondo non è ciò che esiste, ma ciò che costruiamo noi. (xxxHOLiC)

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MaryKei-Hishi

Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 27/08/2013, 23:22

aw grazie x3
sì, nonostante tutto ci sono parti romantiche come quella che hai preso ad esempio tu x3 non sono brava con le romanticherie ma ci provo x3
grazie di aver letto!

kiss
MK

MaryKei-Hishi

Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 08/10/2013, 21:10

vi lascio il terzo capitolo!!!
buona letturaaaaaaHHH


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Capitolo Tre: Jashin

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Mi sono sempre chiesto perché io fossi così tendenzialmente diverso dal resto del mondo, sono un mix prepotente che non mi permette di avere una vita normale qui sulla terra.
Sono un albino e sono immortale, nato dall'unione da una dea e un mortale, rinnegato dai simili di mia madre e mai accettato dai simili di mio padre.
Mio padre non l'ho mai visto e ho vissuto da sempre con una donna che chiamavo nonna.
È morta quando il mio corpo dimostrava un'età di otto anni.
Morta lei iniziai a pellegrinare per il mondo alla ricerca di un posto in cui poter vivere.

Incontrai Jashin quando il mio corpo mostrava quindici anni, in realtà ne avevo vissuti molti di più di anni; era la fine della primavera, quell'anno si era parecchio prolungata e non ne voleva sapere di lasciare il passo all'estate e io mi ero addentrato nel bosco per sfuggire all'attacco di un villaggio poco distante.
Era solito che le persone incontrate durante il mio perpetuo pellegrinare non mi vedessero di buon occhio, a quei tempi vedere un albino come me era come trovarsi dinnanzi uno spirito demoniaco e lo si scacciava come meglio si poteva: riti spirituali, fiaccole di fuoco, sassi.

Mi avevano colpito al braccio e sanguinava ed io ero andato a cercare una fonte d'acqua per potermi sciacquare da tutto quel sangue. Non faceva male, le ferite avevano smesso di fare male molti anni prima.
Mi ero rifugiato nel bosco e lì incontrai Jashin.
Si avvicinò a me chiamandomi ragazzo, e io lo guardai sospettoso e quando provò a toccarmi il braccio per curarmi dalle ferite scattai ritraendomi.
-ehi, non voglio farti del male.- mi disse mostrando i palmi delle mani in segno di resa e io non gli dissi nulla continuando a guardarlo -io dimoro saltuariamente in una baita che ho trovato disabitata anni or sono, ho delle bende e c'è un torrente lì vicino.- mi disse per convincermi e indicò una direzione ben precisa nel bosco.
Quando guardai in quella direzione compresi che iniziavo a fidarmi di lui e probabilmente lo comprese anche lui prima di me.
-ti faccio strada- mi disse cominciando a camminare e il fatto che non si voltasse per vedere se c'ero mi incuriosì su quel tipo strano, non aveva paura di me, non sembrava intenzionato a volermi far del male ne mi aveva scacciato vedendomi per la prima volta.
Davanti alla sua baita si fermò e si voltò a guardarmi e mi sorprese il fatto che mi sorrise -perché eri sicuro che non me ne sarei andato?- gli chiesi e lui sorrise ancora -forse non ne ero sicuro.- mi lasciò il dubbio ed entrò in casa per poi riuscire con alcune bende di lino le posò su un ciocco di legno di un grande albero, probabilmente l'aveva tagliato lui anche se non era stato tagliato recentemente. Il muschio del nord lo aveva già ricoperto, era strano, era stato lui a tagliarlo, proprio come mi aveva confidato eppure...
un pensiero mi sfiorò la mente e lo osservai cercando in lui sentori che mi dessero ragione.
-è una piccola ferita non ci metterà molto a guarire.- mi disse ripulendola mentre io lo guardavo rimanendo in silenzio-adesso farà un po' male- mi disse e mi guardò e io semplicemente gli annuii; mi allargò i lembi recisi della mia pelle passandoci in mezzo un panno per pulirla dalla sporcizia, pizzicò un po' ma non mi fece tanto male, ormai iniziavo a trovare quasi piacevole quello che gli altri chiamavano dolore.
Rimase stupito del fatto che non gemetti se non per il dolore e guardai altrove, un altro sguardo indagatore su di me era decisamente fastidioso da vedere. Mi fasciò il braccio, non so perché non gli dissi che era inutile che si adoperasse a quel modo per curarmi, tanto l'indomani non avrei avuto alcun segno ne cicatrice, niente di niente.
Forse non volevo che smettesse di accarezzarmi la pelle, l'ultima persona che mi aveva toccato tanto delicatamente era stata la nonna l'ultima volta che mi curò le ferite prima di morire.
...era... bello.
Era bello sentire le mani calde di qualcuno sul mio corpo, mi faceva venire i brividi.

Passai con lui più di qualche giorno e dopo quelli mi resi conto che non volevo andare via, che al mondo non c'era un altro posto per me come quella baita e che non c'era sulla terra altra persona che potesse volermi bene come faceva lui.
Mi resi conto di essermi innamorato di lui in quel frangente, quello era il mio Jashin.
-ora controlliamo la ferita- mi disse anche quel giorno ma io negai -già l'ho fatto io- gli mentii non volevo capisse che ero tanto speciale, avevo paura che mi scacciasse.
Lo vidi inarcare un sopracciglio -bugia- mi ammonì -c'è il nodo alla benda che ho fatto io- mi disse e mi morsi le labbra costatando che aveva ragione -non voglio che guardi il mio braccio- ammisi a quel punto e lo vidi avvicinarsi -su non temere non ti farò del male- mi disse ma non era quella la mia paura. Almeno non temevo me ne facesse al livello fisico.
Mi arresi lasciando che mi slegasse dalle fasciature e non lo guardai quando scoprì che il mio braccio era completamente guarito. -ma è fantastico- mormorò toccandomi la pelle e io chiusi gli occhi a quella carezza -Hidan- mi richiamò scostandosi dalla mia pelle -no, non smettere- gli dissi prendendo la sua mano e ne baciai le dita -per favore.- mi mancavano troppo quel genere di carezze.
Mi toccò delicatamente la guancia e mi impose di guardarlo -è già guarita- mi disse e io annuii piano -il giorno seguente non c'era già più niente- ammisi chiudendo gli occhi per godere appieno del suo tocco.
Gli presi la mano impedendogli di scostarla dal mio viso e mi premetti sul suo palmo. Quello non era uno schiaffo era una candida carezza.
-sei un demone?- mi chiese e io negai -molto peggio- ammisi e lo guardai con i miei occhi rossi come il sangue -sono nato dall'egoistica unione di due popoli che non potranno mai coesistere.- ammisi -girovago per questo mondo senza esserne un vero abitante e non posso andare da mia madre che mi ha rinnegato per tornare lassù- ammisi -non scacciarmi- aggiunsi mordendomi le labbra, in quel momento non mi importava di stare ad implorarlo, non mi importava niente di quelle stronzate su orgoglio e dignità, in quel momento volevo solo che non mi mandasse via.
-io non posso morire altrimenti sarei già morto da tempo- gli confidai tralasciando che probabilmente non sarebbe accaduto per mano altrui.
Lo vidi guardarmi allungo e poi scese a baciarmi le labbra, quello era il mio primo bacio. Anche se avevo molti più anni di quelli che dimostrava il mio corpo in quel momento mi sentivo veramente un quindicenne alla sua prima bellissima e tormentata cotta.
-siamo in due, qui- mi disse prima di baciarmi nuovamente -che non possiamo morire- aggiunse e mi sorprese quella sua affermazione -quando hai detto lassù intendevi nel regno celeste?- mi chiese e io annuii molto semplicemente -allora ho sentito parlare di te anche se è proibito a palazzo- quando mi rivelò quelle cose io non seppi come sentirmi, lui conosceva mia madre ed era un Dio come lo era lei.
-tua madre è veramente una bellissima donna- affermò ancora per poi baciarmi una guancia ma quella volta lo scostai da me. -perché vieni qui sulla terra, sei un Dio, questo non è il tuo posto Jashin- gli dissi senza guardarlo ma lui negò -è tutto una tale noia lassù- mormorò e io non mi sentii sollevato per niente, era di un diversivo che andava alla ricerca e quel diversivo ero diventato io, per caso? -complotti segreti di cui tutti sanno ma dei quali nessuno parla, perbenismo ipocrita e falsi sorrisi- ammise -io non sono come loro, sono molto più elementare- mi spiegò e quella frase riuscì a tranquillizzarmi -è per questo che non sono benvisto non mi piace parlare alle spalle e là non amano chi lo fa faccia a faccia.- ammise e riuscì a farmi sorridere e mi resi conto che mi ero già innamorato di lui.


*


Vivere con Jashin era qualcosa di bello che probabilmente non avevo mai provato, eravamo innamorati ed entrambi immortali e non riuscivo a non pensare che per noi ci sarebbe stato realmente quel e vissero per sempre felici e contenti che mi raccontava la nonna nelle storie della mia “infanzia”.
Mi piaceva tutto della nostra vita; mi piaceva tenere in ordine la casa e cucinare quasi ad essere una brava mogliettina e mi piaceva fare il bucato e anche andare a caccia con o senza di lui; mi piaceva aspettarlo quando mi diceva sarebbe tornato dal regno celeste e mi piacevano i suoi baci appena entrato in casa.
Mi piacevano le sue mani su di me e mi metteva in imbarazzo sempre quando mi toccava così intimamente e sorrideva contento del suo operato nonostante quella routine andasse avanti da più di cent'anni.
Credevo che un amore così non si sarebbe mai assopito e che non sarebbe mai diventato noioso e lo credetti fino all'ultimo secondo.

Quello che succedeva nel regno celeste non mi era dato saperlo, non potevo andare con lui, non mi era permesso elevarmi ad un livello che non mi comprendeva nella mia totalità, la parte umana di me mi incatenava sulla terra rendendo il mio amore un latitante tra sacro e profano.
Se fossi potuto entrare anche io nel suo mondo non ci avrei pensato due volte a raggiungerlo e vivere lì la nostra vita insieme ma non mi era concesso farlo.
Sapevo che ultimamente c'erano dei rumor tra quei Dei fastidiosi che non sapevano tenere la bocca chiusa e Jashin mi raccontava ogni tanto qualcosa.
Mi aveva detto che una Dea iniziava a dargli dei fastidi ma non aveva voluto dirmi chi fosse e questo aveva innescato in me un effetto domino dei miei pensieri portandomi decisamente troppo lontano.

Un giorno sembrò una lunga notte priva di luna perché il cielo era completamente coperto di nubi plumbee che non auspicavano nulla di buono, Jashin per quella settimana ancora non era rientrato e la preoccupazione era forte in me.
Rivolevo che il mio Jashin tornasse a casa come faceva ogni volta, che entrasse da quella porta e mi richiamasse per la casa fino a trovarmi e baciarmi dolcemente fino ad arrivare al nostro letto per fare l'amore.
Lo volevo con tutto me stesso ma non stava accadendo.
Lo aspettai per un altra settimana fin quando sentii la porta scricchiolare e aprirsi lentamente.
Quando lo vidi corsi da lui arrivando direttamente tra le sue braccia -sei tornato.- mormorai sul suo petto e lo sentii stringermi tra le sue braccia.
Quando lo guardai meglio vidi ai suoi polsi delle catene recise -cosa è successo?- gli chiesi prendendogli le mani e lo guardai cercando una risposta nei suoi occhi prima che dalla sua voce.
Lo vidi deviare lo sguardo -sono tornato.- mi disse poi sorridendomi -ti prego raccontami cosa sta succedendo, ti prego.- gli dissi mordendomi poi le labbra -rendimi partecipe, anche se sono cose brutte.-
vidi il suo sguardo addolcirsi e accarezzarmi i capelli con la mano -smettila- sibilai scostando la sua mano da me -non trattarmi come il quindicenne che non sono- aggiunsi, mi rendeva furioso mentre faceva così in quel momento -scusami- mi disse sorridendomi appena e mi prese per mano portandomi fino al nostro letto -stanno succedendo delle cose nel regno celeste- ammise finalmente e io rimasi semplicemente ad ascoltarlo.
Mi raccontò come l'avevano imprigionato per punirlo di una cosa che non aveva commesso e come
poi era riuscito a farsi liberare.
Era tornato da me e quella era l'unica cosa importante -non tornerai mai più lassù?- gli chiesi come un bambino e lo vidi sorridermi teneramente e accarezzarmi i capelli quasi fossi stato realmente un ragazzino.
-non sono pi una divinità è questa la vera punizione- ammise e la nostra vita perfetta insieme mi crollò addosso schiacciandomi meschinamente.
-Hidan?- mi richiamò ma in quel momento non riuscii a rispondergli sentivo solo gli occhi pizzicare, non esisteva, non esisteva affatto. Quel finale da favola che si stava realizzando era solo una mera bugia, non esisteva più.
-ehi calmati Hidan- mi sussurrò stringendomi tra le braccia -anche se non sono immortale non morirò tanto presto e andrà tutto bene- cercò di rassicurarmi ma in quel momento non riuscii ad essere felice del nostro amore.

Negli anni che trascorremmo ancora insieme lo vidi crescere ed invecchiare accanto a me, mentre io rimanevo l'Hidan di sempre.
Lo vedevo sorridermi come un papà e carezzarmi i capelli come un genitore premuroso.
-vado a caccia- gli dissi quel giorno insistendo sull'andare io stesso, per quella volta, e proprio quel giorno fu l'ultima volta che lo vidi, vivo.

Nel mentre della caccia vidi una coltre nube scura alzarsi dal suolo e disperdersi nel cielo macchiandolo terribilmente di fuliggine, proveniva dalla nostra casa.
Lasciai ricadere la mia preda e non ci pensai due volte a correre dal mio Jashin.
Quando arrivai temetti di vivere in un incubo ad occhi aperti, della casa rimaneva ben poco, così come del mio amore.

Un corpo esanime era nell'aia della nostra piccola casa, era un contadino del villaggio vicino e una fiaccola ormai spenta doveva essere stata la causa della morte del mio amore.
Entrai in casa e lo trovai steso vicino alla finestra, probabilmente aveva cercato di fuggire da lì;
lo voltai dolcemente e intravidi tra i suoi resti la sua collana, quella da cui non si era mi separato.
La presi, quella era l'unica cosa a cui teneva che mi era rimasta di lui, oltre a me stesso.
In un certo senso non riuscivo a sentire nulla dentro di me in quel momento poi, vedendo la sua falce un moto di insana rabbia mi pervase e la afferrai sentendomi forte quanto lui.

Sentii per la prima volta dentro di me la mia parte arrogantemente divina venir fuori.

Avevo sete del sangue di quegli ignobili uomini che mi avevano portato via il mio Jashin.

Arrivai al villaggio e falciai chiunque mi capitasse dinnanzi, in quel momento non mi interessava se fossero donne, bambini o vecchi, dovevano pagare per la morte del mio Dio.

Appiccai fuoco alle loro case così come loro lo avevano fatto con la mia e li vidi bruciare sentendo una sensazione dentro di me pari al piacere fisico ma sentivo al contempo che mancava qualcosa. Non era appagante a tuttotondo.

Non mi resi conto dei miei peccati fin quando non ci fu più nessun altro da uccidere.
Non mi resi conto del loro sangue che mi sporcava le vesti fin quando non ne fui ricoperto.
Non mi resi conto di aver preso il posto del mio Jashin fin quando quell'arma non mi brillò di una scintilla divina tra le mani.
Jashin era il mio Dio e io l'avrei vendicato rimuovendo quella spazzatura dal mondo.

Tornai a casa sentendomi vuoto ed esausto;
tornai a casa e guardai il suo corpo sporco di fuliggine, non potevo lasciare il mio amore a quel modo.
Cominciai a ripulirlo rendendolo di nuovo perfetto e rimasi a guardarlo come se non volessi arrendermi al tempo che ormai aveva preso a trascorrere privo di lui, era un incubo, un incubo che non aveva pareti dalle quali essere racchiuso, era un incubo senza fine la vita senza il mio Dio.

era come se ad un tratto fossi tornato alla vita di prima, una vita priva di contatti umani ma l'unica differenza di quel ritorno alle origini non era il contesto, ero io.
Io che mi ero perso nell'amore e ora non ero in grado di vivere senza di esso nella solitudine di una vita priva di lui.
Una volta assaggiato l'amore, è impossibile tornare come se nulla fosse successo ad una vita solitaria, almeno io non me ne sentivo in grado.

Non riuscivo a staccarmi dal suo corpo, rimanevo lì seduto a terra accanto a lui intento a guardarlo sentendo gli occhi pizzicare.
Fu in quel costante guardarlo che notai le sue mani macchiate di sangue rappreso; ferite.
Quel particolare mi incuriosì e le presi tra le mie notando che nelle ferite c'erano frammenti di vetro.
Alzai lo sguardo alla finestra e vidi che erano infrante, a che pro colpirle con le mani nel mero tentativo di aprirle?
M'alzai e la raggiunsi scavalcando il mio Jashin e provai ad aprirla, mi stupii nel costatare che era bloccata e sbirciai fuori, un rampicante sempre verde la teneva bloccata.
Non mi ricordavo di averlo visto nei giorni addietro altrimenti l'avrei tolto.

Rimasi a pensare e mi ricordai che nei giorni passati quella finestra l'avevamo aperta.

Considerando che naturalmente una pianta non poteva crescere tanto rapidamente c'era solo una spiegazione al tutto.

-una cospirazione contro di noi.- mormorai.

-attento alle parole che usi, non tutti sono disposti ad accettarle.-

una voce femminile mi riprese e io la percepii alle mie spalle voltandomi per vederla, chi era che entrava in casa mia e comandava me stesso sul mio linguaggio?

Non c'era nessuno che fosse stata solo la mia immaginazione?

-ti sei macchiato del sangue di molti, Hidan.-

la sentii ancora recriminare sul mio comportamento

-non accetto critiche da chi non ha il coraggio di farsi vedere.-

l'ammonii io e le tendine si smossero come con un alito di vento invernale, ghiacciato e penetrante ma non era ne inverno ne si potevano generare correnti con la finestra lì vicino chiusa ermeticamente con il rampicante.

-tu vorresti vedermi?-

la sentii chiedermi e io annuii semplicemente -tu cosa ne sai di queste cose?- le domandai e la sentii ridere sommessamente.
-ci sarà modo e tempo per parlarne.- mi disse ancora quella donna e poi di nuovo quel vento artico e poi più nulla.

Se quella donna ne sapeva qualcosa io l'avrei scoperto, solo per il mio amore, solo per il mio Jashin.
L'avrei vendicato anche se ci avrei messo tutta l'eternità.
Avevo uno scopo.

-Jashin- mormorai tornando da lui e gli accarezzai una guancia ormai fredda -tu sarai per sempre il mio Dio sceso in terra per salvarmi.- ammisi.
-ti amo.- aggiunsi baciandogli le labbra sporche di cenere.

Presi le cose essenziali, un cambio di vestiti e la sua arma,
la collana del mio amore ben ancorata al collo e mi avviai nel mio più lungo pellegrinaggio di sempre.
La vendetta era diventata il mio scopo.




Spero che anche questo piccolo capitolo di passato vi sia piaciuto
kiss
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NyaNyaShoujo
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Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da NyaNyaShoujo » 12/10/2013, 15:40

Questo capitolo è tristissimo :waaa.gif: però forse è anche per quello se è così poetico *-* :sisi:
Molto molto bello! [mikula-plz.gif]
Indipendentemente da quale sia l'obiettivo... decidere di fare una cosa, oppure di non farla significa fare una promessa a se stessi. Cioè all'unica persona in grado di rispettare o rompere tale promessa... Poiché nessun altro è in grado di assumersene la responsabilità... Se tu non ne sei pienamente convinta, senza questo non puoi promettere nulla a te stessa.. tuttavia anche quello comporta un rischio. (xxxHOLiC)

Pensavo che il mondo fosse cambiato, ma in realtà ero io quella che era cambiata.

Se pensi che sia deciso, allora potrebbe pure esserlo. Se invece pensi che non lo sia, allora potrebbe essere tutto da decidere. Il mondo non è ciò che esiste, ma ciò che costruiamo noi. (xxxHOLiC)

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MaryKei-Hishi

Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 12/10/2013, 21:29

siii oddioooo
considera che prima di postarla me la sono riletta e a momenti mi metto a piangere çòç mi sono dovuta interrompere verso la fine ç_ç altro che fontana D:

grazie per aver letto <3

MaryKei-Hishi

Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 28/10/2013, 14:35

****

Capitolo Quattro: Il Ricordo Racchiuso Da Una Cicatrice.

****



Hidan si era sempre chiesto perché Kakuzu studiasse nei minimi dettagli le schede dei criminali che erano sottoposti al loro operato, non riusciva a capirlo, ne studiava la conformazione fisica, la forza e le armi che erano soliti usare per i loro crimini.
Prima di andare a dormire ogni sera lo vedeva chino su quelle cartelle a studiarsi caso per caso e poi decideva da quali di questi dirigersi per andare a catturarli.
Se gliel' avesse chiesto sapeva anche perfettamente che tipo di risposta gli avrebbe dato, esaustiva e corta, tanto per farlo tacere e farlo smettere con altre stupide domande.
-come mai ti studi così tanto i profili di questi criminali?- conscio della risposta che Kakuzu gli avrebbe dato e conscio che era stupido, a quel punto, domandarglielo Hidan decise di formularla lo stesso quella sciocca domanda, in fondo lui era così.
-perché così sappiamo perfettamente contro chi dobbiamo combattere- ed eccola la risposta che Hidan si aspettava ma non era tanto convinto che fosse totalmente la realtà, quella.

Per una persona come Kakuzu, che conosceva la loro forza singolarmente e come coppia d'attacco, e considerando la sua bramosia nell'indorare le tasche della loro organizzazione, la scelta più ovvia nel vagliare i criminali da catturare sarebbe ricaduta intersecando due variabili fondamentali quali la vicinanza alla loro posizione e la somma del riscatto, così da ottenere il massimo della remunerazione con il minimo spostamento;
la forza le armi e quant'altro erano qualcosa a cui quel ragionamento tanto da Kakuzu, non rientravano.
C'era qualcosa sotto che il compagno non gli aveva detto e lui voleva assolutamente capire di cosa si trattasse.

-oggi ci dirigiamo verso ovest- ammise il compagno prendendo uno dei fogli dei ricercati -cattureremo lui- ammise e Hidan prese quel foglio e guardò l'immagine di quel ricercato.
-soprannominato dio della morte.- lesse -beh si crede qualcosa che non è- ammise l'albino assottigliando lo sguardo -mi sta sul cazzo, lo ammazzerò- decretò ma il compagno gli tolse il foglio dalle mani -no, ci serve vivo.- lo rimproverò il moro e Hidan inarcò un sopracciglio -ma sulla taglia c'è scritto vivo o morto!- si lamentò -ma a noi serve vivo.- ripeté quello con tono categorico
-ha informazioni di qualche tipo che interessano all'organizzazione?- azzardò a chiedere l'albino osservando il compagno ma quello s'attardò nel rispondergli -sì, forse.- ammise poi voltandosi per incominciare il loro cammino verso la loro preda e Hidan non poté far altro che seguirlo, alle volte Kakuzu era tanto ermetico da sapere perfettamente come fargli saltare i nervi.
Ci sarebbero state altre occasioni per scoprire il perché di quel suo accanimento a dei ricercati piuttosto che ad altri.
Gli era sembrato come se fosse per qualcosa di decisamente personale la scelta di quel criminale.

*

-uccidilo- gli aveva concesso quando una volta trovato il ricercato, l'aveva osservato; -ora non ci serve più?- chiese ironico l'albino e quello semplicemente scosse la testa -è una persona come tante altre- ammise con il suo solito tono di voce.

La battaglia fu più che semplice per dei ninjia del loro livello, quel “Dio della morte” era alquanto mortale per quel titolo e decisamente debole in confronto all'albino, specialmente quando era così volenteroso di uccidere qualcuno in quanto usurpatore di un titolo che non gli competeva, in alcun modo. Era un insulto al suo Jashin.

-hai già in mente qualche altro Dio della morte da ricercare?- incalzò sarcastico Hidan cercando di stuzzicare nel compagno una qualche reazione ma quello lo ignorò come aveva imparato a fare.
L'albino lascio ricadere il corpo della loro vittima a terra -pesa, portatelo da solo questo dio mortale.- affermò con un punto di disprezzo nella voce e con indisposizione nel confronti di quel cadavere -come mai ce l'hai tanto con lui?- chiese il moro sapendo che dando largo spazio al suo già smisurato ego non poteva che farlo contento -si è appropriato di un titolo che mai avrebbe dovuto toccare un corpo mortale- sibilò -non doveva permettersi- aggiunse toccandosi, senza rendersene conto, la collana.
-non sei arrabbiato perché offende la sua memoria? Chiese il compagno e Hidan parve pensarci un attimo e guardò il medaglione appena perso nei suoi ricordi. Lo lasciò ricadere sul petto -dobbiamo incassare quella taglia, sono giorni che non dormo in un letto comodo per cercare questo subdolo impostore, andremo in una locanda, questa notte, vero?- domandò al compagno e quello lo guardò per poi raccogliere quel corpo totalmente inutile alle sue personali ricerche e annuì -sei stato bravo quello è il tuo premio.- ammise -e posso comprarmi anche qualche cosa di nuovo?- chiese sorridendogli l'albino -no la tua ricompensa sarà la notte nella locanda- gli ricordò il moro -ma non poso comprare nemmeno un souvenir per qualcuno? - chiese -non hai nessuno a cui donarlo, il souvenir- lo richiamò alla realtà Kakuzu -oh.- mormorò costatando che aveva pienamente ragione -e tu hai a chi donarlo?- gli chiese curioso -non sperpererei mai denaro per una cosa del genere – rispose e lo guardò dall'alto della sua posizione vedendolo ancora in attesa di quella risposta -ma... no, non avrei a chi regalarlo.- ammise sincero.
Hidan ne apparve sorpreso e poi sorrise contento -puoi regalarlo a me e io lo regalerò a te- gli confidò ridendo dell'assurdità del discorso.

-questa sera cerca una locanda che ha la vasca nel bagno della camera, voglio farti un regalo.- ammise il minore e l'altro inarcò un sopracciglio -non abbiamo bisogno della vasca per scopare- ammise e Hidan si prese la collana -lo so.- soffiò stringendo il ciondolo tra le dita mentre nella testa si scusava con il suo amore defunto.
Si avvicinò al compagno e si mise sulle punte appoggiando una mano alla sua spalla per avvicinarsi al suo orecchio -voglio... voglio fare l'amore con te- mormorò e Kakuzu comprese a cosa Hidan si stesse riferendo e lo vide mordersi appena le labbra; -quando toglierai la collana avrai la vasca- gli ricordò e l'albino semplicemente annuì.

**

quando entrò in bagno vide Hidan già immerso fino alle spalle nell'acqua calda con un espressione dipinta in volto di pura beatitudine.
Con gli occhi chiusi e il volto rivolto verso l'alto e quel rossore appena accennato sulle gote stemperando il suo diafano candore gli sembrava di guardare un normale ventenne nel suo piccolo angolo di paradiso.
Si avvicinò senza far rumore e sorrise appena vedendo che effettivamente non doveva sopportare i capelli che gli ricadevano sul viso visto che li teneva fermi con una forcina da un lato della testa.
Quella mollettina lo faceva somigliare ad una ragazzina appena adolescente.
Entrò nella vasca e quello sentendo l'acqua muoversi lo guardò sorridendogli -sei arrivato- ammise innocente e Kakuzu lo vide mordersi appena le labbra -mi ... slacci la collana?- gli chiese con una timidezza che non era propriamente da lui.
Gli annuì e lo vide voltarsi fino a dargli le spalle, gli toccò la collana sfiorandone la chiusura -chi era Jashin?- si ritrovò a chiedergli e Hidan prese il ciondolo tra le dita -una persona vissuta tanto tempo fa- ammise sentendo le mani del compagno sfiorargli la pelle per privarlo del suo simbolo d'amore.
Il moro gliela sfilò appoggiandola poi a terra, accanto alla vasca e Hidan si girò tra le sue braccia, prima che potesse chiedergli altro, lo sentiva che stava per farlo nuovamente, gli impedì di pronunciare altre parole posandogli l'indice sulle labbra -ti ho già detto di nominare il mio Dio invano.- mormorò abbandonandosi alla sua ricompensa.

*

Kakuzu prese a sfiorargli i capelli tirandoglieli all'indietro nel puro intento di insaponarli senza farli ricadere in avanti -sei silenzioso- mormorò al compagno e lo vide fare spallucce -succede anche a me di voler star zitto, a volte.- ammise -non ti è piaciuta forse la tua ricompensa?- provò a domandargli ma lo vide negare -forse mi è piaciuta troppo.- mormorò quello -dove è finito il compagno che amava tanto il sadomasochismo?- provò a chiedergli scostandogli una ciocca di capelli sfuggita dalle sue mani prima che gli facesse colare il sapone negli occhi e lo sentì sospirare mentre lui continuava ad insaponargli i capelli. -quello è il risultato di anni senza amore.- ammise toccando la schiuma che navigava nella loro vasca -credo che per non sentimi solo mi sia fatto piacere quelle cose, così da poter essere di tutti.- Kakuzu lo ascoltò in silenzio fino a togliere le mani dai suoi capelli -chi era Jashin? - gli chiese nuovamente e Hidan sentì il proprio cuore battere accelerato nel petto, si girò di colpo trovandosi il moro di fronte -perché mi chiedi di lui?- rispose con quell'interrogativo mentre sentiva gli occhi pizzicare e non era per il sapone.
-perché? Perché mi chiedi di lui?- domandò ancora colpendolo sul petto con le mani;
lo vide agitato, troppo e decise di stringerselo addosso. -non pretendere risposte da me quanto tu stesso non me ne dai.- l'accusò colpendolo -inizio a credere che noi funzioniamo come coppia perché non parliamo di noi stessi.- ammise abbandonandosi al suo abbraccio, senza tentare di creare altre resistenze.
-l'ultima persona che non mi ha detto cosa stava succedendo è diventata il mio Dio.- gli confidò -ora non voglio un altro Dio da portare con me, Kakuzu.- il moro rimase in silenzio alle sue parole, sentì le proprie mani desiderare di stringerlo e concesse loro quel privilegio, accarezzandogli la schiena come a consolarlo.
-quali sono le risposte che cerchi?- gli chiese e Hidan annuì sul suo petto -qual'è il tuo scopo, perché sei entrato nell'Akatsuki?- chiese -cerchi qualcuno, vero?- aggiunse e a quel punto il moro tentennò un attimo;
-sto cercando una persona di cui ignoro l'esistenza, una persona che non ho mai visto realmente a cui, però, devo la vita- raccontò, -l'ho intravisto una volta e lo immortalai nella mia memoria come un lupo grigio che sovrastava la sua preda- ammise rendendo nulle le sue protezioni. Hidan annuì -allora è vero che mi hai mentito, te ne ricordi di quelle cicatrici.- mormorò sospirando poi sul suo petto e in quel frangente Kakuzu lo guardò colmo di sorpresa, cosa ne sapeva lui delle sue cicatrici? Non le aveva minimamente menzionate nelle sue parole.
-te ne ricordi allora- mormorò Hidan sorridendo al ricordo -quello stupido ricercato non doveva permettersi di impossessarsi del nome di un Dio.- sibilò l'albino per poi baciare piano il petto del compagno -eri così piccolo- aggiunse pacato e nella mente gli tornarono le immagini di quei menti. Improvvisamente si sentì prendere per le spalle, il compagno l'aveva afferrato e lo stava scuotendo appena, come a volerlo far risvegliare da un torpore paradisiaco, -tu che cosa ne sai?- chiese indagatore e con lo sguardo colmo di stupore e vide Hidan sorridere pacato -quell'uomo meritava la morte tanto quanto la temeva.- gli disse serio -e tua madre, ti adorava tanto, eri la sua vita- aggiunse allungando una mano così da accarezzargli il viso -la tua vita era la fonte della sua vita, non ho mai visto un sentimento tanto forte da parte di una madre.- mormorò e lentamente il moro lasciò la presa sulle sue braccia e quella stretta non controllata lasciò dei segni rossastri sulla pelle di quel Dio della morte tanto pallido.
-perché non mi hai detto che eri tu?- chiese ovvio il moro -perché non mi hai detto chi stavi cercando?- rispose con quel quesito l'albino e si avvicinò tornando tra le sue braccia -Kaku...- lo richiamò -dimmi- lo esortò a continuare -sapevo che ci saremmo rincontrati dal momento in cui ti ho curato le ferite ed eccoci.- gli disse e sentì nuovamente le sue mani stringerlo in un caldo abbraccio -perché eri lì, in quel momento?- gli chiese il moro trovando il particolare interessante -vuoi saperlo sul serio?- chiese Hidan -potresti rimanerne deluso.- lo preparò ma quello annuì ugualmente -perché mi annoiavo ed ero un vagabondo senza meta che non poteva abbandonarsi alla morte. Ti ho visto solo, sotto un albero con un occhio tumefatto e ti ho seguito per qualche giorno- mormorò -quindi ti annoiavi e hai pensato di salvarmi la vita uccidendo mio padre.- e sentì Hidan annuire -non è proprio così ma, sì diciamo che può andare.- ammise rimanendo poi in silenzio, il compagno a sua volta rispettò la decisione dell'altro di non parlarne più, appariva ad entrambi un momento perfetto con quella calma.

*

In un piccolo villaggio di provincia dove le tecniche moderne non sembravano ancora essere arrivate nell'aiutare i contadini nella loro mestiere, nonostante nel resto del mondo il processo di meccanizzazione vedesse chiunque adoperare quelle tecniche moderne, Hidan si era ritrovato a fare un tuffo nel passato della sua vita, in una delle epoche in cui era vissuto.
In quel villaggio il cambiamento di quei tempi sembrava non essere arrivato e per Hidan fu come guardare in un ricordo.
Da quando Jashin era morto aveva sterminato la causa fittizia della sua scomparsa uccidendo poi con poco interesse chi osava infastidirlo dalla sua infinita noia.
Vivere era una noia.
Senza uno scopo aveva vagato per tutta la terra delle loro regioni e poi si era spinto più in là ad est in quelle terre dimenticate.
Dalla sua lontana posizione vide un gruppo di bambini giocare e sorrise vedendoli rincorrere felici si appollaiò su un ramo per osservarli senza disturbare e quelle risate gli alleggerirono il cuore.
Vederli sorridere e giocare l'aveva fatto sorridere, non avendo alcuna fretta di andarsene decise di dedicare una giornata all'osservazione di quei piccoli monelli, non avendo uno scopo era libero di fermarsi dove e quanto voleva.
Guardò i loro giochi trovandoli interessanti considerando che non vi aveva mai preso parte nemmeno nella sua reale infanzia e catturò quei momenti nella testa, quasi a renderli propri ricordi.

Osservò come l'attenzione del gruppo si spostò per qualche istante su uno di loro che a differenza degli altri non aveva trovato molto interessante il correr dietro ad un cerchio per stabilire chi dei tanti fosse il più bravo a fargli fare improbabili corse sul terreno sterrato.
Quel bambino era diverso dagli altri e vedendolo il suo cuore fece un tuffo che non seppe spiegarsi, qualcosa in lui, forse il suo sguardo, o la sua noncuranza o il fatto che non appariva divertirsi con gli altri bambini gli fece ricordare se stesso alla sua età.
Si portò una mano sul petto cercando di calmare il suo cuore in quella reazione troppo improvvisa e irruenta, era da troppi decenni che non era più abituato a provare qualcosa.
Respirò a fondo un paio di volte e tutto parve regolarizzarsi.

Non percepì le parole che si scambiarono, il gruppo di ragazzi e quel ragazzino solitario, ma lo vide andar via e abbandonarsi alla fresca ombra di un albero, seduto sull'ombra proiettata sull'era più scura, la sotto, proprio vicino al tronco.
In quel momento quel gruppo di bambini non gli interessava più, aveva trovato qualcos'altro da osservare, un bambino che gli ricordava se stesso.

Stette ad osservarlo leggere un libro e non si accorse, proprio come lui che il cielo iniziava a tingersi del rosso della sera.
Lo vide alzarsi e chiudere il libro tanto repentinamente che lo destabilizzò e lo osservò correre via e tornare a casa.

Casa.
Lui una casa non ce l'aveva più da troppi anni, non ne aveva una in cui tornare,
tutto quello che rimaneva era nei suoi ricordi ancora perfetto ma nella realtà non vi era più, distrutto dalle fiamme di un popolo in tumulto che avevano ucciso un innocente cercando di colpire lui.

Si toccò la collana senza accorgersene ripensando a quel passato troppo lontano che lo vedeva felice con il suo amore.
Ritrovando la lucidità dopo quel tuffo doloroso decise di seguire quel ragazzino mantenendo una distanza tale da non essere notato, da lui ne da altri e vide una capanna che lo ospitava con la sua famiglia, le lucernaie ad olio erano accese e il fuoco crepitava dentro la casa, lo aveva compreso dal comignolo che buttava fuori del fumo che tra tutto quello scuro appariva diafano.

Il giorno seguente vide una bellissima donna bruna uscire dalla casa con un cesto di panni alla mano, quel ragazzino le assomigliava tantissimo.
Gli parve quasi di vederlo cresciuto e senza rendersene conto la seguì in quel teatro di realtà.

La vide arrivare al fiume e anche con lei mantenne una distanza discreta osservandola da sopra un ramo di un albero che distava abbastanza da garantirgli di non esser notato,
cominciò a canticchiare lavando quei panni nell'acqua cristallina del ruscello e la vide usare una pietra per strofinare quei tessuti grezzi.

Rimase incantato a vedere quella mamma che non aveva mai avuto e perse la cognizione del tempo nell'osservarla, quando sentì la voce del piccolo richiamarla si destò da quel torpore in cui era ricaduto, sinceramente, si ritrovò a pensare, sarebbe vissuto da spettatore di quella bella favola per molto tempo.

La vide sorridere e allargare le braccia al suo bambino e la vide stringerlo forte mentre sorrideva al suo cucciolo;
si morse le labbra vedendoli così uniti e felici.

-sei la mia vita tesoro- la sentì confidarlo al bambino e lui sorrise appena a quella rivelazione,
si mosse appena accarezzandogli una ciocca di capelli -sembri una principessa.- ammise lui e la mamma sorrise contenta -oh ma io lo sono- gli confidò toccandogli la punta del naso -ti è piaciuta la colazione che ti ho lasciato?- chiese ancora la donna e il bambino annuì -che bravo il mio Kakuzu.- si complimentò baciandogli la fronte.

Quella scena gli sembrava una favola, una di quelle che gli raccontava quella signora che chiamava nonna quando era piccolo.

-papà tornerà anche questa sera?- chiese Kakuzu alla sua mamma e quella annuì e Hidan inarcò un sopracciglio quando quello sembrò dispiacersene.
C'era qualcosa che non andava in quella fiaba.

La donna gli carezzò la guancia ancora tumefatta -hai messo l'unguento della guaritrice?- gli chiese e quello annuì -come mi hai detto di fare tu- ammise e lei gli sorrise cercando di trasmettergli tutta la calma del mondo -bene- ammise poi baciandogli la fronte
Hidan la vide muoversi e prendergli le spalle -tu devi vivere per la mamma, devi vivere perché tu sei la mia vita amore mio- gli disse per poi accarezzargli le spalle -tu sei il mio tesoro- ammise abbracciandolo forte e il bambino rimase lì a respirare il profumo che emanavano i suoi capelli.
-ti va di aiutare la tua principessa amore mio?- gli chiese lei e lui annuì porgendole il sapone.

Come aveva fatto prima del suo arrivo canticchiò una melodia bellissima e lui, come Kakuzu rimase incantato nell'osservarla.

*

Quella sera Hidan si attardò ad affacciarsi alla loro finestra per osservare ancora un giorno quella vita apparentemente perfetta che però, ormai l'aveva capito, nascondeva qualche macchia scura.
-lascialo stare!- sentì urlare dalla casa e quando si mosse per vedere quello che i suoi occhi catturarono lo fece inorridire.
La donna a terra che proteggeva il piccolo ormai privo di sensi e quell'uomo che Kakuzu desiderava non tornasse, in piedi con un arma in mano, sporco di sangue, non suo.
Quando lo vide colpire anche lei solo perché si era frapposta tra i due e quando la vide cadere sul piccolo in un ultimo moto di protezione non ci vide più, la rabbia era troppa.
Quell'uomo aveva rovinato la fiaba nella quale stava vivendo come spettatore.
Quell'uomo era il male.

Senza pensarci entrò in casa e quello spaventato mosse la sua arma contro di lui, come a volerlo impaurire con quella e Hidan riuscì solo a ridergli in faccia, guardò i due corpi accanto a lui e digrignò i denti la ragione l'aveva persa prima di entrare in quella storia.
Fece un passo verso di lui e lo vide tremare mentre gli intimava di andarsene,
temeva la morte e meritava di morire.

Prese la sua ingombrante arma e come in un combattimento assunse la posizione d'attacco. Quell'uomo doveva morire.
Quell'uomo doveva morire.

Il suo sguardo si assottigliò e si leccò le labbra pregustando già il momento in cui avrebbe reciso la sua vita come un frutto già in putrefazione.
Respirò a fondo la sua paura, fece un passo verso di lui e lo vide scattare con la sua stupida arma e si lasciò colpire osservando poi il sangue macchiare il suo petto immortale e sorrise.
Si sporcò le dita e le portò alla bocca per assaggiare il suo stesso sangue;
con la sua fottuta paura quell'uomo gli urlò contro attaccandolo nuovamente senza però ferirlo superficialmente come aveva appena fatto ma spingendo con forza la sua arma nel suo petto fino a non farne vedere più la lama scintillante di rosso.
Si staccò da lui osservandolo e si allontanò spaventato dalla nulla reazione dell'altro: ne un gemito di dolore ne un minimo di indecisione nonostante la sua irruenta azione d'attacco.

Quel ragazzo non era normale.

-tu... chi sei tu?- domandò nel panico l'uomo e lo vide estrarre quel coltello con una calma spaventosa.
L'albino lo lasciò ricadere a terra e l'uomo non poté che osservarlo, con quel suo sorrisetto anormale dipinto sul volto, sembrava veramente ebbro di piacere.
-io?- gli chiese Hidan quasi a burlarsi di lui e prima di continuare palesandogli chi fosse gli fu addosso schienandolo sul pavimento ed usò la sua falce come leva.
La premette sul suo collo sovrastandolo completamente -io sono il Dio della morte- gli disse in un sibilo un attimo prima di recidere la sua vita.


Rimase ad osservarlo privo di vita, riverso sul pavimento completamente rapito e poi un gemito sommesso lo fece destare dalla sua visione, il ragazzino era ancora vivo.
Corse da lui gattonando sul pavimento e lo vide sofferente sul pavimento, allo stremo delle forze, immobile quasi completamente andato.
-no- mormorò vedendolo perdere i sensi e lo scrollò nel completo panico senza sapere cosa fare effettivamente di utile -no, non puoi morire- ammise preoccupato toccandolo ancora e arrivò ad una delle sue ferite con le proprie dita sporche ancora del proprio sangue, vide in quel momento un miglioramento e comprese in quell'istante un altro dei suoi poteri.
-devi vivere- gli disse convinto mentre si allontanava da lui per cercare qualcosa con cui suturargli le ferite più profonde.

Lo bagnò con il proprio sangue e lo vide rilassarsi privo ormai di dolore, finalmente e Hidan in quel momento riuscì a respirare nuovamente a pieni polmoni.
Si lasciò cadere esausto sul pavimento, decisamente più tranquillo.
Rimase lì interminabili minuti a cullare quel ragazzino che per un attimo desiderò di portare via con sé e si perse nel guardarlo dormire tranquillo su quel pavimento intriso di sangue.

-cosa hai fatto?- sentì una voce esterna minacciarlo di allontanarsi ed alzò lo sguardo vedendo un contadino che gli puntava contro un forcone, poi un altro con una fiaccola alla mano e rivide una scena già vissuta nel suo passato.
Afferrò la sua arma sparendo in una nuvola di chakra, non voleva rivivere nuovamente quelle spaventose vicende.

*

Si svegliò di soprassalto a quel ricordo e si ritrovò nel futon accanto a quello di Kakuzu, ricordò il presente nel quale stava vivendo in quel momento e si massaggiò la fronte, aveva vissuto talmente tante vite che iniziava a confondersi si quale era il vero presente in quel momento.

Lo guardò riposare e sorrise sommessamente prima di alzarsi ed andò a rifugiarsi in bagno, si guardò allo specchio prima di lavarsi il viso e si vide perfetto nei suoi lineamenti delicati con le mani bagnate si tirò indietro i capelli, a quel modo assomigliava maggiormente ad un ragazzo.
Guardò poi il suo ciondolo riflesso e lo prese tra le dita abbassando lo sguardo fino a guardarlo nella sua realtà e sorrise sentendosi meno traditore delle altre volte -mi dispiace averti tradito- ammise -non dimentico la vendetta che devo portare a termine.- aggiunse sorridendo pacato -rimarrai per sempre con me- mormorò accarezzando il metallo lucido e per un istante gli sembrò meno doloroso il ricordo del loro amore.



*****

ecco, anche questa è aggiornata x3
grazie di aver letto <3 kiss
mk

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NyaNyaShoujo
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Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da NyaNyaShoujo » 08/11/2013, 19:26

Molto bello anche questo capitolo, la storia sta diventando interessante! :sisi:
Indipendentemente da quale sia l'obiettivo... decidere di fare una cosa, oppure di non farla significa fare una promessa a se stessi. Cioè all'unica persona in grado di rispettare o rompere tale promessa... Poiché nessun altro è in grado di assumersene la responsabilità... Se tu non ne sei pienamente convinta, senza questo non puoi promettere nulla a te stessa.. tuttavia anche quello comporta un rischio. (xxxHOLiC)

Pensavo che il mondo fosse cambiato, ma in realtà ero io quella che era cambiata.

Se pensi che sia deciso, allora potrebbe pure esserlo. Se invece pensi che non lo sia, allora potrebbe essere tutto da decidere. Il mondo non è ciò che esiste, ma ciò che costruiamo noi. (xxxHOLiC)

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MaryKei-Hishi

Re: Not Ordinary Love - naruto [KakuHida]

Messaggio da MaryKei-Hishi » 17/04/2014, 23:56

oddio scusate mi ero dimenticata di esistere! chiedo perdono!!

ecco il capitolo *O*

****


***
Capitolo Cinque: Un' Eterna Promessa D'Amore.

***


Erano in una regione semi deserta del paese del suono, o almeno così Kakuzu aveva detto, l'albino non aveva motivazioni per le quali no fidarsi dell'orientamento del compagno visto che durante i loro viaggi non li aveva mai condotti in luoghi sbagliati.
-non manca molto al nostro obbiettivo- mormorò il maggiore e il compagno annuì camminando per qualche passo al contrario così da poterlo vedere avanzare assieme a lui, si stiracchiò portando poi le mani alla nuca intrecciandone le dita così da star comodo -quanto ci frutterà questo colpo?-chiese curioso e vide Kakuzu sorridergli -abbastanza da concederci una ricompensa- quell'affermazione sorprese l'albino, solitamente avrebbe risposto in maniera secca indicandogli la cifra, in un certo qual modo, pensò Hidan, lo stare insieme li stava cambiando a poco a poco.
Sorrise a quel pensiero ed annuì semplicemente aspettandolo fermo così che le distanze si annullassero tra loro.

Mentre lo attendeva lo vide scattare quasi impercettibilmente osservando qualcosa alle sue spalle e si girò a sua volta per osservare quel qualcosa che aveva fatto rizzare l'attenzione del compagno.
Un gruppo di ninjia era lì di fronte e a giudicare dai loro coprifronte erano della Foglia.
Si mosse di qualche passo per arrivare alla destra del compagno mentre sentiva l'aria farsi pesante.
Vide Kakuzu mantenere perfettamente la calma e si affidò a lui, il suo compagno sapeva sempre cosa fare.
-Akatsuki.- sentirono dire ad un membro del gruppo della foglia, pronunciandolo con disprezzo.
-voi non siete il nostro scopo- rispose a quell'offesa il maggiore e Hidan fece un passo in avanti impugnando la sua arma -permettimi di divertirmi con loro- disse al compagno mentre si sfilava la manica integra della sua cappa rimanendo completamente a petto nudo.
-questo ritarderà i nostri piani- lo rimproverò Kakuzu e il compagno gli di avvicinò nuovamente dando le spalle agli avversari -oh dai! Non cambia nulla!- s'impuntò come un bambino -dai dai dai dai dai- ripeté con un tono lamentoso -stai dando spettacolo.- lo rimproverò il maggiore ma il compagno negò -non me ne frega niente- ammise ridacchiando, di dare spettacolo era l'ultima delle sue vergogne.

Dal canto loro, i membri della foglia erano rimasti per un secondo basiti da quel comportamento infantile di quello che si auspicava il loro nuovo nemico.


***

Lo vide essere colpito e rimanerne interdetto lui stesso, osservando poi il kunai che aveva raggiunto e trafitto uno dei suoi cuori.
In quel momento Hidan dimenticò completamente che il suo compagno ne possedeva altri quattro e vedendolo colpito, con un rivolo di sangue che gli colava dalla bocca e sopratutto con quello sguardo incredulo dipinto sul viso gli fece perdere un battito.
Corse da lui cercando di sorreggerlo e lo vide guardarsi le mani insanguinate, gliele prese stringendole nelle proprie e sentì il cuore riprendere a battere nel momento nel quale lo vide cadere a terra per la durezza del colpo.
Quella che provò in quel momento fu la rabbia più forte che mai l'aveva invaso così prepotentemente.
Si girò digrignando i denti contro i suoi avversari e puntò loro contro la propria arma creando in pochi istanti una barriera che proteggesse il suo compagno da eventuali attacchi che sarebbero potuti sfuggirgli.
-non osate toccarlo ancora- sibilò assottigliando lo sguardo. E posò i suoi occhi su tutti gli avversari che aveva di fronte pronto ad ogni attacco.

Quando uno di quelli si mosse appena quello lo puntò con la sua arma e guardò il suo compagno ancora a terra per un istante -non dovevate osare colpirlo- gli urlò contro rabbioso -sono io il vostro avversario.- aggiunse con il medesimo tono e ribettè i loro colpi con una precisione disarmante, poi un fruscio proprio lì accanto lo fece scattare in quella direzione e quando vide un animale selvatico uscir fuori, annusare l'aria e poi scappare si sentì per un secondo un idiota.
Tornò a guardare i suoi reali avversari ma non li vide in una qualche posizione d'attacco, sembravano... inteneriti, inteneriti dal suo comportamento.

Nella sua posizione di difesa non abbassò la guardia a quella sua personale considerazione e vide il biondino del gruppo che aveva di fronte sorridergli, quel particolare lo destabilizzò -andiamocene- lo sentì dire ma non fidandosi di una voce nemica rimase lì davanti a proteggere il suo Kakuzu.

-Naruto non possiamo lasciarli andare!- sentì le loro voci battibeccare su cosa fosse giusto o meno fare in quel momento ma quel ragazzo sembrava non voler demordere dalla sua decisione.
Ci sarebbero state altre occasioni di battersi con loro, aveva aggiunto e quando li vide ad uno ad uno scomparire in nuvole di chakra tutta l'adrenalina che aveva in circolo in quel momento di tensione si liberò lasciandolo ricadere a terra esausto.

Si avvicinò al proprio compagno tralasciando che quel biondino era ancora lì a guardarli e dissolta la protezione spirituale che avvolgeva il corpo del compagno lo toccò per farlo svegliare.

Quando l'aveva visto trafitto da quel kunai aveva temuto di perderlo e una paura egoistica e fottuta di rimanere solo di nuovo l'aveva invaso prepotentemente scatenando la bestia che si nascondeva dentro di lui.

-lui è importante, non è vero?- sentì la sua voce raggiungerlo e afferrò la sua arma guardando quel biondino avanzare verso di loro -una volta una persona mi ha detto che quando si combatte per qualcuno di importante si è più forti.- mormorò sorridendogli -anche io sto combattendo per qualcuno quindi la prossima volta che ci scontreremo la battaglia sarà al cento per cento.- aggiunse prima di sparire e Hidan lasciò la sua arma ricadere a terra e prese il viso del compagno tra le mani -Dio, svegliati.- pregò e gli sembrarono interminabili i momenti di silenzio che si vennero a creare -ti prego, ti prego- mormorò accucciato lì accanto.
Sentì una mano sfiorargli i capelli e si destò immediatamente colpendo inavvertitamente il suo Kakuzu -oddio scusami- cercò di rimediare accarezzandogli la mascella -hai la testa proprio dura- lo ammonì il moro e lui non riuscì a non sorridere, senza prendersela, senza offendersi; Kakuzu stava bene.
-non farlo più- lo riprese l'albino come se l'essere colpito fosse stata una sua mancanza più che un abilità dell'avversario e si gettò con le braccia al collo del compagno stringendosi a lui, quando sentì Kakuzu bloccarlo con le braccia sentì il calore di quell'abbraccio raggiungergli il cuore.
-oh, Kakuzu.- lo richiamò sospirano tra le sue braccia e si vergognò del pensiero che aveva appena attraversato la sua mente -dimmi- lo sentì dire e si alzò da lui guardando altrove prima di renderlo partecipe dei suoi pensieri.

Kakuzu lo vide imbarazzato con un rossore simile a quello di una signorina sulle guance candide -Kaku- mormorò quello e il moro si mise seduto rialzandosi dalla sua posizione, lo vide spogliarsi dei brandelli della sua veste -voglio donarti il mio cuore.- ammise guardandolo poi seriamente -voglio donarti il mio cuore immortale.- aggiunse stringendo il tessuto dei pantaloni nelle mani; quella proposta atta a renderlo immortale come esso stesso sembrava al contempo una promessa d'amore solenne.

Il maggiore rimase interdetto un secondo a quella proposta del compagno, non sapeva realmente come comportarsi -io non so come reagirà il mio corpo, ne quanto effettivamente ci metterà per rigenerarsi, non ho mai donato, a questo modo, il mio cuore- ammise sporgendosi verso di lui -ma so che non voglio più provare quelle cose nel vedervi riversi a terra- aggiunse afferrandogli le vesti dell'Akatsuki -non voglio provare ancora quella paura che ti fotte il cervello- gli confidò appoggiandosi a lui -sei diventato importante.- mormorò piano come a temere che quello lo sentisse realmente dire quelle parole.

Si rese conto che sì, l'aveva effettivamente sentito quando si sentì stringere per le spalle e sospirò senza aggiungere altro -ok, accetto il tuo cuore.- sentì poi dire al compagno e percepì il petto fare un tonfo pesante.
Con quella frase gli era quasi sembrato che Kakuzu accettasse il suo amore.
-lo difenderò in modo che nessuno più arrivi a toccarlo.- sentendo quelle parole percepì le guance e le orecchie andargli a fuoco e la sensazione che aveva provato poco prima gli parve più che reale in quella vita che stava vivendo con il compagno.

In quel momento, quelle parole, gli sembravano un'eterna promessa d'amore.

Hidan si alzò impugnando la sua arma -allora preparati perché stai per accogliere il cuore di un Dio dentro di te.- gli disse tornando l'Hidan di sempre.
Kakuzu lo osservò non sapendo se credergli o meno nella sua folle bramosia d'attenzione, era realmente una divinità o era solo l'impeto del momento a farlo parlare?
Si alzò a sua volta e lo sovrastò con la sua statura -un Dio piccolino- gli disse e vide il compagno aggrottare le sopracciglia offeso.
-sta zitto- gli sibilò contro incrociando poi le braccia al petto -oltretutto sono solo dettagli- affermò con il suo tono saccente e Kakuzu sorrise a quell'Hidan terribilmente prevedibile come poi era lui stesso per il compagno.

*

-Hidan?- lo richiamò il moro e quello s fermò davanti a lui aspettando che dicesse altro -ricordi quando mi hai chiesto perché sono entrato nell'Akatuski?- domando e vide il compagno annuire -vorrei porti la medesima domanda- ammise.
-quando sono scappato dopo aver ucciso tuo padre, sono tornato un paio di volte rimanendo nell'ombra, vedevo il tuo disagio nel rimanere in quel villaggio.- ammise l'albino -quelle voci che hai sentito sull'organizzazione le ho messe in giro io nei pressi della tua dimora, ero consapevole che ti sarebbe interessato.- mormorò voltandosi a guardarlo -scusami se ho manovrato gli avvenimenti- gli disse avvicinandosi e guardandolo dal basso della sua statura -quindi sono entrato in una tela di ragno- costatò il maggiore e l'altro non poté che annuire sommessamente -mi dispiace ma..- cominciò ripensando al passato -ti ho visto adolescente e ti ho visto stretto in quel tuo villeggio di perbenisti ipocriti- sibilò descrivendo i suoi concittadini.
-Hidan- lo richiamò quando lo vide dargli nuovamente le spalle per continuare ad avanzare verso la loro nuova taglia da incassare -mmh?- lo esortò a continuare -non hai risposto alla mia domanda.- ammise tranquillo Kakuzu quando in effetti il compagno non gli aveva detto quel che c'era nel suo interrogativo.
L'albino scrollò le spalle -hai un qualche scopo?- chiese ancora il moro e Hidan si voltò nuovamente verso di lui -sono un vendicatore- mormorò toccandosi la collana -devo vendicare la morte di Jashin- gli disse solennemente -ho preso in parte il suo posto quando lui è morto ma devo vendicarlo.- ammise ancora -lui era il Dio della morte.- gli confidò e si avvicinò a lui poggiando il capo al suo petto -sono un vendicatore perché quello che mi lega ancora a quel passato è una promessa colorata dal suo sangue- aggiunse per poi continuare -gli devo una degna sepoltura così da non avere più legami con quel passato.- terminò.

Kakuzu lo ascoltò attentamente nel riferirgli quei particolari della sua vita che mai gli aveva rivelato e gli accarezzò i capelli in un dolce gesto finendo poi per scompigliarli tutti.
-sai, il regno celeste non è molto differente dal tuo villaggio- gli confidò poi e Kakuzu ne rimase interdetto, era veramente una divinità?

-come intendi vendicare la morte del tuo Dio?- gli chiese poi vedendolo scostarsi dal proprio corpo -ora non posso dirtelo- gli rispose quello guardandosi intorno -potrebbe sentirci qualcuno- ammise -e il mio piano andrebbe in fumo.- il moro inarcò un sopracciglio quando il compagno gli si avvicinò ancora e gli prese le vesti tra le mani -devi promettermi di non lasciarti influenzare da una brezza fresca che spira da ovest- gli disse lasciandolo interdetto -promettimelo- e Kakuzu anche solo per tranquillizzarlo glielo promise senza sapere in che situazione si stava imbarcando.

*

Catturato il criminale a cui stavano dando la caccia e intascata la taglia non avevano altro di cui occuparsi e passarono la notte in un villaggio accogliente, di contadini e massaie.
-Kaku- lo richiamò l'albino spilluccandosi un piede, nominandolo con disinteresse, oltretutto.
Il compagno abbandonò la scrivania osservandolo e notando che non sembrava esuberante nel continuare lo raggiunse sedendosi a terra proprio lì accanto -dimmi- mormorò slacciandosi l'ingombrante cappuccio che gli copriva la maggior parte del viso -non so come reagirà il mio corpo quando prenderai il mio cuore- gli disse all'improvviso e Kakuzu inarcò un sopracciglio, dopo l'impeto del momento nel quale era stato colpito non ne avevano più parlato -ti stai pentendo della promessa?- osò chiedergli ma Hidan negò forte -oh no, per niente!- s'apprestò a dirgli e quello semplicemente annuì -però credo che sarò vulnerabile e qualcuno potrebbe approfittarsene- ammise e a quel punto Kakuzu respirò a fondo -credo che tu debba spiegarmi alcune cose altrimenti non sarò in grado di proteggerti.- gli disse e Hidan annuì andando a prendere una delle sue mani e la portò alle labbra baciandola delicatamente -una divinità ce l'ha con me- ammise -la dea della discordia- mormorò.
Kakuzu lo ascoltò in silenzio annuendo, gli sembrava da pazzi un discorso su divinità e tempi lontanissimi ma aveva imparato che tutto era relativo quando riguardava il compagno.
-lei si era infatuata di Jashin- gli disse -ed è morto per causa sua- l'accusò pesantemente -dopo il massacro del villaggio- cominciò -quale massacro?- chiese Kakuzu non capendo e vide Hidan sorridere appena -quando Jashin è stato assassinato io ho cancellato un intero villaggio.- gli confidò -volevo vederli tutti morti, la mia furia omicida si è spenta solo quando non c'erano altre persone da ammazzare.- gli disse portando la sua mano, che ancora teneva stretta, vicino alla guancia e ve la sfregò sopra -come è potuto morire un Dio?- domandò Kakuzu in un interrogativo più che lecito -la sua punizione è stata quella di diventare un comune mortale- sibilò Hidan con lo sguardo colmo di odio perso nel nulla del pavimento. -era una sua macchinazione fin dall'inizio- l'accusò nuovamente -innamorata di lui e respinta ha portato avanti un pensiero egoistico e patetico, se lei non poteva averlo nessun altro avrebbe potuto averlo.-
-come hai saputo tutte queste informazioni?- chiese il moro arrivando ad accarezzargli i capelli -in parte è merito dell'Akatsuki, in parte con delle mie ricerche personali- ammise per poi ridacchiare -sai, lei è la mia sorellastra- gli confidò cose che non aveva mai nemmeno pensato di poter dire ad alta voce, fino a quel momento erano state solo un tumulto del suo animo tormentato -Kakuzu non ne devi parlare mai con nessuno.- gli fece promettere -allora sei realmente un mezzo Dio.- constatò il moro stupito e Hidan si inginocchiò davanti a lui portando le mani ai fianchi con fare offeso -ma certo io non dico le bugie!- s'impuntò e Kakuzu sorrise di quel suo essere irresponsabilmente un bambino in cerca di attenzioni, gli passò un braccio intorno alle spalle attirandolo a sé -sei tremendo- lo rimproverò e Hidan sorrise allungando le braccia fino a cingergli le spalle -grazie- gli disse semplicemente -vorrei darti il mio cuore dopo la mia vendetta ma allo stesso tempo penso che lei possa colpire ancora- disse ancora prima di sporgersi a baciarlo. Si divise dal compagno guardandolo negli occhi -ho paura che possa colpire te- e vide il moro inarcare un sopracciglio e quando lo vide ancora provare a proferir parola lo zittì con un dito sulle labbra -non sottovalutare l'egoismo di un dio.- aggiunse facendo tacere l'altro.

-hai dimenticato la collana- ammise il maggiore sulle sue labbra e lo vide annuire pacato facendo per togliersela -hai ragione- mormorò poggiandola a terra -non puoi continuare a vivere nel ricordo di una vita che non c'è più- gli sussurrò il compagno avvicinandosi all'orecchio e sentì Hidan stringersi a lui nascondendo poi il viso sul suo collo poco prima di annuire -sei tanto caldo- mormorò e Kakuzu prese ad accarezzargli il capo, come a consolare un bambino al quale è morto il cucciolo adorato.

-Kaku- lo richiamò ancora stando nel suo caldo abbraccio -dimmi- lo incitò di nuovo a parlare il maggiore -non abbiamo missioni per i prossimi giorni, vero?- chiese Hidan e vide il compagno annuire -allora pendilo ora, il mio cuore, voglio che tu lo abbia anche se non è pulito dal mio passato.- mormorò toccandosi la collana.

Si rese conto, mentre glielo chiedeva, che non sapeva a cosa stava andando incontro, non aveva mai visto Kkakuzu prelevare un cuore da un avversario che gli aveva dato filo da torcere, era la prima volta che la curiosità su quel particolare la faceva da padrone in lui e si soffermò a pensare, immaginando, ad un rituale che magari Kakuzu era solito fare.
La realtà di quell'azione era totalmente diversa.

Era di fronte a lui, si era tolto le vesti della loro organizzazione per non macchiarle di sangue e le aveva fatte ricadere più in là, sul pavimento annuendo al compagno -sono pronto.- gli aveva detto dimenticando di togliere Jashin dal suo collo.
Lo vide avvicinarsi guardando con curiosità i suoi movimenti e ad essere sincero doveva ammettere che si sentiva nervoso, stava per donare il suo cuore a qualcuno, a qualcuno di importante.
La magia del momento svanì immediatamente quando vide il compagno avvicinarsi e premere la mano sul suo petto, all'altezza di quel suo organo che aveva deciso di battere tanto forte in quel frangente e si rese conto che non c'era magia ne poesia nel prendere il cuore a qualcuno, nemmeno se quello te lo offriva come pegno del suo amore.

Kakuzu lo spinse a terra così da aver più presa su di lui e affondò la mano nel suo petto facendolo sanguinare copiosamente e semplicemente prese nel pugno il suo cuore strappandolo dal corpo del suo compagno che più pallido che mai appariva morto.
Le labbra si colorarono come un rubino topo un colpo di tosse che lo destò dai movimenti dell'altro e prima di donarsi totalmente a quel dolore tanto da perderne la ragione si avvicinò a lui baciandolo sulle labbra, macchiando anche il compagno con il suo sangue.

L'unico colore sul suo corpo era il rosso del suo sangue che usciva da quella voragine ormai vuota.

Il dolore era indescrivibile, molto più forte di qualsiasi cosa avesse sperimentato l'albino nei suoi anni bui, era così forte e lancinante che in quel momento non riusciva a comprendere altro, riusciva ad immagazzinare informazioni solo su quello, il suo dolore lancinante.
Strinse gli occhi urlando e digrignò i denti prendendosi il petto mentre non riusciva nemmeno quella volta ad osservare il compagno che inglobava un cuore straniero nel petto.

Privo di un organo tanto importante perse i sensi qualche istante dopo, quasi a fingere una morte apparente.

Quando Kakuzu prendeva il cuore di qualcuno succedeva, in rare occasioni, che provasse cose a lui sconosciute e che si era spiegato con il tempo appartenere alle sue vittime.
Erano sensazioni blande che svanivano subito, come ricordi di un sogno offuscato dalla censura onirica al risveglio in un mattino nuvoloso.
Ma quella volta, quella volta non svanirono immediatamente né furono dei blandi ricordi di una vita che non aveva reciso per averne il cuore pulsante.
Quella volta quelle sensazioni furono tanto forti e prepotenti che dovette sedersi a terra per non esserne sopraffatto.
Vide dei volti di persone di cui ignorava l'esistenza e vissute in epoche di cui non riconosceva la collocazione temporale, si sentì vittima di azioni che non aveva commesso in prima persona ma che era certo, erano rimaste intrappolate nel cuore impuro e immortale del compagno.
A poco a poco che anche quel cuore pompava il suo sangue nel corpo si sentì forte e allo stesso tempo debole e vittima.
E mentre si rendeva conto che Hidan era più che forte e non solo al livello fisico riuscì a vedere in una sequenza di fermo immagine lui, Jashin.
E se l'odio per quel ciondolo che lo rappresentava era forte, il vederlo innamorato di Hidan lo fece ringhiare per un ricordo, stringendo la mano a pugno sentì sulla pelle l'emozione del compagno ad una sua carezza e in quella sequenza sbiadita dal tempo lo vide poi sorridere e dopo ancora riverso a terra, morto.
Si rese conto che dopo quei momenti di bei ricordi racchiusi nel suo cuore non ce ne furono altri, come su un altare di sentimenti c'era Jashin e poi una spianata di distruzione e devastazione, una tabula rasa che conteneva solo dolore.

Gli uomini cattivi che con il passare del tempo avevano circondato il suo Hidan erano stati immagazzinati come belve fameliche e feroci che salivavano nella bramosia di possederlo.
Quando nel suo corpo si mescolò il ricordo di quei momenti si sentì pervaso da un senso di nausea tanto forte che non riuscì a sovrastala con l'intelletto, quello che aveva visto, sentito e provato erano decisamente cose troppo forti da sopportare.

In bagno vuotò il nulla del suo stomaco nel lavandino e aprendo l'acqua si sciacquò la bocca per togliere dalle proprie fauci quel sapore che assomigliava tanto alla sconfitta.
Quando si specchiò vide la speranza prendere la forma del suo dio morto e un moto di rabbia lo colse tanto prepotentemente che il barlume di ragione che lo portava avanti si spense miseramente, si ritrovò a ragionar di nuovo quando lo specchio che lo rifletteva con le fattezze di un defunto dio era completamente infranto.

Il sorriso del compagno, si chiese cosa lo facesse ancora sorridere e quando una nuvola rossa in un cielo plumbeo descrisse il mutamento di un epoca di ricordi sembrò calmarsi appena.
Osservò il ricambio generazionale dell'organizzazione e il ricambio generazionale che entrava tra le lenzuola del suo cuore immortale senza bussare o chiedere.
Senza pretendere sentimenti per ottenere solo un corpo di carne disposto a far cose.
Respirò a fondo cercando di calmarsi quando riconobbe alcuni loro odierni compagni. Li avrebbe ammazzati, li avrebbe ammazzati tutti.

Si calmò quando sentì nel cuore un battito più forte e un ricordo del suo io bambino, hidan teneva nel cuore il loro incontro.

Quel battito sembrò riscaldarlo e riuscì ad emozionarsi per i suoi ricordi ed emozioni più recenti.

Tornò dal suo Hidan, quel compagno che gli aveva donato il suo cuore, e lui che l'aveva accettato quasi a sottoscrivere un'eterna promessa d'amore.
Iniziando ad abituarsi a quel nuovo organo che come effetto collaterale gli aveva dato più coscienza del compagno si abbassò su di lui ripulendolo dal suo stesso sangue.
Gli sembrò una scena già vissuta ma non da se stesso.
Gli ricordò Jashin riverso a terra e Hidan che lo ripuliva per donargli una morte pulita e priva di fuliggine.

Passarono tre interi giorni nei quali Hidan rimase immobile in un futon prima che il suo corpo iniziasse a rigenerarsi.
Kakuzu gli era rimasto accanto medicandolo come non era abituato a fare con lui e vegliandolo come si fa con un bambino malato alla sua prima febbre.

Quando l'albino aprì lentamente gli occhi vide il compagno star seduto lì, accanto a lui intento ad accarezzargli i capelli e riuscì a sorridere nonostante il dolore ancora decisamente forte che provava anche solo nell'atto del respirare.
-ehi- mormorò allungano una mano per toccare il compagno ed arrivò a sfiorargli la pelle del braccio -Hidan, ti sei svegliato.- costatò il maggiore e il compagno gli sorrise -l'erba cattiva non muore mai, non lo sapevi?- gli disse scherzando ma quella risata che gli venne da fare dicendolo gli scatenò alcuni colpi di tosse -si, e oltre a non morire rimane stupida.- puntualizzò Kakuzu scuotendo il capo sconsolato; senza prendersela Hidan gli sorrise -quanto tempo è passato?- gli chiese subito dopo e quello lo informò dei suoi tre giorni di riposo -accidenti, sono tanti- biascicò l'albino sentendosi la bocca impastata, come nei postumi di un'operazione eseguita dai ninjia medico.
-vuoi dell'acqua?- gli chiese il moro e lui annuì semplicemente cercando di tirarsi su a sedere sul futon -fa ancora tanto male- gli spiegò respirando a fondo -ma penso che domani mattina sarà tutto ok- lo tranquillizzò -allora domani penseremo alla tua vendetta, per oggi riposati ancora- gli disse porgendogli il bicchiere con l'acqua.

Riuscendo a star seduto era più bello parlare con il compagno da steso gli sembrava di essere il morente di una veglia funebre; sorrise al compagno fino ad arrivare con le mani alla sua maglia e la tirò, voleva vedere la cicatrice del suo cuore.
-ogni cicatrice è un ricordo- gli disse come già aveva fatto settimane addietro e ne saggiò la consistenza con le dita -si sono cicatrizzate il giorno seguente, proprio come a te svaniscono- gli confidò accarezzando la mano che Hidan teneva ancora sul suo petto -promettimi- cominciò il minore -promettimi che con questo cuore non amerai mai nessun altro- gli disse senza guardarlo negli occhi mantenendo il proprio sguardo basso, perso tra le lenzuola e il pavimento.
-ti prometto che non ti lascerò andar via- gli disse quello colto dal medesimo imbarazzo -Kaku- lo richiamò ancora l'albino -questo è il vissero per sempre felici e contenti.- mormorò ricordando le fiabe che la donna che l'aveva accudito gli raccontava -questo è quello vero- e quando si ricordò di Jashin fece per toccare la collana ma non la trovò al proprio posto e se ne sorprese ma per quel momento non lo diede a vedere ne chiese al compagno dove potesse essere, avrebbe rovinato un momento perfetto per il suo attaccamento al passato.
-Kaku- lo richiamò ancora -facciamo l'amore.- gli disse prima di sporsi a baciarlo.



*****

Ok ecco il capitolo è finito e devo ammettere che scriverlo è stato fantastico, è stato tutto così forte mentre lo scrivevo, loro erano così decisi nei loro modi che non mi sono accorta di averlo terminato fin quando non ho pigiato il punto finale.
Mi piacerebbe poter dire la stessa cosa di quello che ne consegue, che è stato a tutti gli effetti un parto, un faticosissimo parto che si è sbloccato

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