Una giornata particolare - Saint Seiya

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GalaxianExplosion93

Una giornata particolare - Saint Seiya

Messaggio da GalaxianExplosion93 » 07/04/2014, 18:58

Ho scritto questa fan fiction un po' di tempo fa, spero che vi possa piacere!
So che i personaggi non sono di un manga/anime yaoi di per sé, ma alcune volte io fantastico vedendoli così! Hope you'll enjoy!!

Fandom: Saint Seiya
Titolo: Una giornata particolare
Personaggi: Aphrodite di Pisces, Death Mask di Cancer, altri solo accennati
Genere: Introspettivo, Erotico, Sentimentale


Quel mattino inondato dai raggi del sole non sembrava avere niente di particolarmente speciale o buono per il bel cavaliere dei Pesci.
Si alzò dal proprio letto a fatica: erano parecchi giorni, ormai, che non riusciva a dormire di notte. Continuava a fare sogni strani, che in realtà non erano nemmeno brutti, o violenti, o irritanti, soltanto erano strani, non sapeva in che altro modo definirli. E in più non gli facevano chiudere occhio per il resto della notte.
Dunque, si alzò a fatica dal letto, e si recò nel suo bagno privato per prima cosa.
Dopo aver liberato la vescica, si specchiò un momento e rimase inorridito da ciò che vide: aveva delle occhiaie lunghe fino alle ginocchia e delle borse sotto gli occhi che facevano spavento! E inoltre aveva le labbra secche e screpolate, i capelli arruffati, le sopracciglia in disordine e vedeva, stranamente, un po' di barba sotto il mento.
Aggrottò le sopracciglia mentre apriva un armadietto vicino allo specchio, in cui vi erano una gran quantità di oli, creme per il viso e per il corpo, balsami, profumi, correttori per occhi e per il viso, maschere per i capelli, maschere per il viso, spazzole, pettini, fondotinta, latte per viso (struccante e non!), dentifricio, spazzolino, collutorio e tanto altro per l'igiene e la cura personale.
Ne tirò fuori un minuscolo tubicino di crema rigenerante per occhi, ne prese un po' e cominciò a massaggiarsi tutt'intorno agli organi visivi.
Forse i suoi compagni avevano ragione a chiamarlo narcisista ogni tanto, ma Aphrodite ci teneva troppo al suo bel corpo e non voleva assolutamente perdere il suo fascino ogni giorno di più! Aveva solo ventidue anni, era giusto che volesse sentirsi giovane, bello e forte.
Dopo aver finito di spalmare la crema attorno agli occhi, prese della schiuma da barba e un rasoio e cominciò a radersi sotto il mento. Non gli era mai piaciuta la sua barba da quando aveva cominciato a crescergli, a diciassette anni. Sembrava un orso con quella fastidiosa peluria sul viso, e oltretutto pungeva anche.
Si sciacquò bene il viso dopo aver finito e si bagnò con del dopobarba dal profumo molto sensuale, dopodiché prese a spazzolarsi i capelli d'oro con delicatezza e cura. Quanto era difficile districare tutti i nodi senza spezzare anche un solo capello! Dopo un po' li ammorbidì con un balsamo spray e continuò il suo lavoro con la spazzola.
Quand'ebbe finito le sue morbide ciocche ondulate ricadevano sul collo e sulle spalle in maniera ordinata e dolce. Ammirò molto la sua bella chioma che rifletteva sfumature d'oro alla luce.
Ad un tratto cominciò a pensare che era solo grazie al suo bell'aspetto che la sua autostima non si era mai disintegrata. Soltanto un ragazzo gli aveva fatto capire, però, che lo specchio rende solo la metà di quel che si è: Shun di Andromeda. Lui gli aveva fatto capire che oltre all'aspetto non aveva niente.
Dalla rinascita concessa da Atena, infatti, si era impegnato ad essere più gentile, onesto, simpatico e forte con tutti. Aveva cominciato a tessere quella rete di relazioni coi suoi compagni d'arme che non aveva mai tessuto prima.
Volse lo sguardo ai suoi stessi occhi nello specchio e vi lesse sensi di colpa per l'essere altezzoso e vile che era stato. Poi, guardando quelle iridi azzurrine, fu come attraversato da un lampo: perché non rendere quella giornata diversa dalle altre facendo emergere soltanto il suo carattere e la sua personalità e non la sua figura fisica?
Magari qualcuno lo avrebbe apprezzato per quello che era e che riusciva a dare piuttosto che per quel che si mostrava. Infondo aveva potuto constatare che un vero mostro è un essere brutto dentro e non brutto a vedersi. In quel momento gli sovvenne alla memoria il tradimento di Saga, cavaliere di Gemini. Era sempre stato un uomo di bell'aspetto, ma la sua anima si era mostrata corrotta, anche se adesso era cambiato: era divenuto buono e gentile, si era redento nell'ultima Guerra Sacra sacrificando il proprio onore per la vittoria della Giustizia e la salvezza della loro Dea.
Conosceva solo una persona che era brutta dentro e fuori: il suo migliore amico, Death Mask, cavaliere del Cancro. Era veramente sgradevole, eppure, non sapeva perché, ma si erano ritrovati ad essere migliori amici fin da bambini. Tra l'altro lui era l'unico a sapere davvero dei problemi che affollavano la persona di Death Mask: non era stato malvagio perché voleva esserlo lui stesso, ma perché aveva vissuto in un tal modo che il mondo lo aveva portato a pensare che quella della malvagità fosse l'unica soluzione. E forse non era neanche cattivo davvero, era solo una maschera per non mostrare le sue debolezze. Infondo anche il suo nome ne era un sentore: Death Mask. Maschera della Morte. Sì, era tutta una maschera, anche perché quello non era neppure il suo vero nome! Era strano il fatto che non lo ricordasse neppure lui, ma ormai Aphrodite aveva smesso di chiederglielo.
Sorrise al pensiero di quell'uomo tanto volgare e maleducato. Riusciva a piacergli così com'era.
Si accorse che si stava perdendo in pensieri inutili e che stava perdendo tempo. Doveva scendere ad allenarsi e ci stava mettendo più tempo del solito, anche se non aveva intenzione di prepararsi quel giorno.
Sembrava strano già solo a se stesso, ma si mise una mano sulla testa e si scarmigliò i capelli che aveva così tanto faticato a riordinare. Non mise correttori né fondotinta sul suo viso, niente oli, niente creme. Si lavò soltanto e poi andò in cucina a bere del latte macchiato e mangiare un po' di cereali.
Infine si vestì, non con cura come suo solito, ma con le prime cose che prese dall'armadio.
Si guardò di nuovo allo specchio: sembrava veramente uno sfigato che non dormiva da giorni. Beh, in effetti lo era.
Uscì velocemente dalla sua casa e prese a scendere le scale di corsa.


°°°


Arrivò all'arena a passo veloce, ormai già in pieno riscaldamento muscolare dopo la corsa mattutina attraverso le dodici case, che aveva trovato vuote poiché i loro custodi erano già ad allenarsi.
Entrando in quel luogo sentì su di sé tutti gli sguardi dei compagni, degli apprendisti e perfino dei sottoposti. Si accorse anche di un paio di bocche spalancate.
Sentì la risata sguaiata che conosceva meglio di tutte, ovvero quella del suo migliore amico, che, avvicinandosi, gli disse: «Buongiorno, coglione, stamattina ti ha investito un tram? Hai una faccia che farebbe cagare anche le pulci!».
Il cavaliere lo fulminò con lo sguardo, risentito.
«Non è affar tuo il modo in cui mi presento agli allenamenti. E per tua informazione, magari oggi mi batterò sul serio, visto che non m'importa di sporcare né i miei vestiti né la mia persona, dunque stai in guardia! Le mie rose potrebbero farti molto male, faccia da scimmia!», gli disse in tono poco gentile. Possibile che dovesse mandarlo su tutte le furie in quel modo, quell'arrogante?
«Faccia da scimmia a chi? Brutto stronzo rammollito, ti ho solo chiesto perché cazzo oggi non sei conciato da checca come sempre! Ti pare il modo di rispondermi?» lo rimbeccò l'altro.
«Se proprio volevi chiedermi soltanto questo, potevi anche essere più gentile!
«Inoltre, non ho nessuna voglia di dirti perché oggi ho voluto così. Tra l'altro non riesco a dormire da giorni, penso che si veda benissimo, e tu ti metti a chiedermi perché non ho curato la mia immagine stamane, piuttosto che come sto? Bel migliore amico che mi ritrovo!» disse al Cancro, e poi gli sorrise.
«Su, non volevo essere brusco con te, è che non è una bella giornata per me, questa» aggiunse dolcemente.
Tutti gli altri lo guardarono sconcertati. Non avevano mai visto tanta aggressività e tanto carattere nel cavaliere della dodicesima casa, avevano sempre pensato che fosse un tipo che non si cura molto di nulla tranne che del suo aspetto, ma senza carattere. Da dove poteva venire tutta quella grinta così d'improvviso?
Dopo quel piccolo shock generale, cavalieri e apprendisti ricominciarono i loro esercizi, ma tutti quanti notarono quanto, quella mattina, il cavaliere dei pesci fosse grintoso ed energico. Era un vero portento, una potenza immane in un corpo dalla grazia sorprendente. Anche così scompigliato sembrava un dio quando lanciava le sue rose o quando attaccava direttamente un compagno per esercizio. Nemmeno quelle occhiaie così marcate lo facevano sembrare brutto.
In effetti, quelle note d'imperfezione che quel giorno caratterizzavano il suo aspetto lo rendevano ancor più piacevole a vedersi. Di solito era sempre così precisamente perfetto da sembrare banale, privo d'espressione o di carattere.
Ma quel giorno Aphrodite era una meravigliosa tempesta. I suoi occhi ardevano di risoluzione, entusiasmo, energia, ma ispiravano anche dolcezza e delicatezza. Quando, a metà mattina, si tolse la maglia per l'insopportabile calura, a tutti si mozzò il fiato per quanta bellezza emanasse quel corpo meraviglioso. Anche i capelli scarmigliati che gli ricadevano scomposti sulla schiena e sul petto avevano un che di selvaggio e sensuale.
Era un uomo irresistibile, Aphrodite, quel giorno. Nessuno lo aveva mai guardato così intensamente e nessuno aveva pensato che potesse essere tanto splendido perdersi a contemplare la sua persona, i suoi muscoli in tensione, il suo viso aggraziato, che sempre era stato femmineo tranne che in quel dì di Marzo. Avrebbe fatto innamorare chiunque, uomo o donna che fosse.
Alla fine degli allenamenti mattutini, i cavalieri d'oro uscirono tutti insieme dall'arena per recarsi al tredicesimo tempio, dove la loro Dea e il grande sacerdote Shion li aspettavano per il pranzo. Era consuetudine, infatti, che dopo la loro resurrezione pranzassero seduti tutti insieme a un lungo tavolo posto in una delle stanze del Tempio sacerdotale.
Mentre salivano le scale si formarono i soliti gruppi di persone che chiacchieravano tra loro. Death Mask si avvicinò ad Aphrodite e gli chiese come mai non riusciva a dormire da parecchio tempo.
Aphrodite non era sicuro di volergliene parlare, ma poi si disse che era il suo migliore amico e doveva sapere: «È da un po' che faccio degli strani sogni. Quello di stanotte, poi, è stato veramente spiazzante, oltre che imbarazzante. Non capisco proprio cosa mi prenda!»
«Minchia, e tu non dormi per 'ste cazzate? Secondo me, dopo mangiato, ti devi fare 'na bella dormita e 'fanculo agli allenamenti!» rispose il cavaliere della quarta casa.
«Ma poi che cazzo è che sogni?» esclamò dopo aver riflettuto un pochino.
«È una cosa imbarazzante, preferirei non parlarne...», abbozzò Pisces.
«Ma che minchiate vai sparando? Sono o non sono il tuo migliore amico, stronzetto di merda?», proferì, irritato, Death Mask.
«Solo quando non mi insulti», rispose Aphrodite, con un mezzo risolino dopo la battuta.
«Vaffanculo», fece Cancer, laconico.
«Dai, non fare così! Non è che non mi fidi di te, ma per adesso è troppo imbarazzante e poi ci sono gli altri qui, potrebbero sentirmi! Non è che te ne posso parlare stasera?», disse dolcemente.
«Ah, ma io stasera c'ho da fare», ghignò Death Mask.
«E che cos'è che avresti da fare, scusa? Non ci sarà mica un'altra inutile partita di calcio?» insinuò il bel giovane.
«Oh, oh, vacci piano 'Phro! Il calcio è importante! E comunque no, non c'è una partita. C'ho da fare e basta» disse col suo sorriso sghembo.
Il cavaliere dei pesci si incupì un pochino. Che cosa aveva da fare di più importante Mask che ascoltare il suo migliore amico? Sempre che lui avrebbe mai avuto il coraggio di rivelargli qualcosa di così delicato e frastornante.
Death Mask gli fece il suo solito sorriso sghembo. Aphrodite allora sospirò e si disse che magari avrebbe aspettato ancora un po' a dirglielo.
«Allora, me lo vuoi dire o no, merluzzetto?» chiese Mask, curioso oltre ogni limite.
«Te lo dirò un'altra volta, allora, adesso siamo arrivati!» esclamò Aphrodite con la voce di un'ottava più alta, le gote rosse e il cuore che palpitava.
Il siciliano lasciò perdere dando uno sguardo di sconfitta verso il cielo: non lo capiva proprio quel suo strano amico bellone.


°°°


Dopo il pranzo, Aphrodite si risolse ad accettare il consiglio dell'amico e andò a riposare nella sua casa.
Una volta giunto nella propria stanza si spogliò, si fece una doccia rilassante e andò a dormire, nudo e con i capelli ancora bagnati per avere un po' più di fresco in quelle calde ore della giornata.
Era morbidissimo quel letto, e ancora di più quel cuscino! Scivolò in un sonno profondo quasi subito, tanto era stanco e affaticato, e in cuor suo sperava di dormire fino a sera.



Era nel boschetto vicino al santuario, a passeggiare sotto l'ombra degli alberi alti e frondosi, quando, voltandosi, vide il suo amico che si avvicinava a grandi passi.
Sembrava più bello del solito, emanava un'aura diversa attorno a sé, pareva quasi accattivante, sensuale in quel suo modo di sorridere con quelle labbra sottili e dalla forma sinuosa, con quegli occhi rossi che ispiravano solo lussuria.
Era sgomento mentre lo guardava avvicinarsi sempre di più e poi afferrargli un polso.
«Ciao, bello stronzetto», sentì dire dalla sua voce suadente, mentre quello fissava gli occhi sanguigni nei suoi. Un fremito lo attraversò tutto.
Cancer si leccò le labbra e poi lo cinse con le sue braccia possenti. Avvicinò ancora di più il suo volto a quello di lui e lo baciò con trasporto e passione. Sentiva la lingua del siculo insinuarsi nella sua cavità orale, esplorandola tutta, e poi accarezzargli il palato. Gli piacque maledettamente e rispose muovendo la lingua in modo da giocare con la sua.
Si staccarono dopo un po' e il Cancro dorato rise, con quella risata sguaiata che Aphrodite aveva imparato ad amare negli anni.
Death Mask si tolse la maglietta, lasciando scoperti quegli splendidi pettorali e addominali marcati, quella pelle dorata e odorosa. Che odore sensazionale aveva Death Mask, un odore che non era di profumo o di altro, ma era solo suo. Un odore forte, mascolino, virile, un odore che continuava a trascinarlo verso il suo corpo.
«Dimmelo che ti piace, 'Phro! Io lo so che mi vuoi» sentenziò.
Aphrodite arrossì violentemente, e l'altro parve prendere quel rossore per una risposta affermativa, per cui lo prese di nuovo tra le braccia e lo stese per terra. Tolse la maglietta anche a lui e cominciò a sfiorargli il petto e l'addome, poi prese ad accarezzarlo sempre più impudentemente.
Il cavaliere di Pisces non aveva alcuna intenzione di dargliela vinta così facilmente, nonostante desiderasse tanto tutte quelle attenzioni da parte sua. Si divincolò e poi lo spinse via, ma l'altro sorrise divertito e tornò all'attacco sul suo corpo, bloccandogli i polsi.
Gli leccò il collo con lascivia e poi lo morse, cominciando a sfregare il proprio bacino contro quello del partner. Aphrodite sospirò in modo osceno, si sentiva pervaso dal piacere e dovette cedere.
Death Mask gli lasciò i polsi per concentrarsi sul resto del suo corpo. Aphrodite si sentiva domato e non riusciva a smettere di pensare che era la cosa più stupenda che gli stesse capitando.
L'altro gli slaccio e sfilò i pantaloni, poi cominciò a toccarlo e massaggiarlo, al che lo svedese emise gemiti di puro piacere. Il suo membro era eretto e duro da far male.
Ma il siculo smise di massaggiarlo e pose le dita sui capezzoli rosei di Aphrodite. Quest'ultimo socchiuse gli occhi e sospirò, poi guardò prima l'uomo sopra di lui, poi la sua nudità e poi ancora chi lo sovrastava. Mask sorrise. Sapeva che lui voleva che continuasse, ma aveva intenzione di torturarlo per bene, prima di dargli il vero piacere.
Mordicchiò uno dei capezzoli, lavorando bene con le dita sull'altro, mentre con l'altra mano gli toccava, accarezzava, palpava le cosce e le natiche. Lo svedese era estasiato a dir poco.
Il cacciatore si tolse anch'egli i pantaloni e cominciò a sfregare la propria erezione contro quella della sua preda, che sospirava sempre più forte. Poi, lentamente, scese con la lingua dal suo petto all'addome, indugiando un poco nella zona tra l'ombelico e il pube, cosa che fece gemere Pisces in modo indecente. Poi prese a scendere leggermente più giù, gustando il suo pene con la lingua, baciandolo dolcemente e poi succhiandolo con avidità, mentre l'altro gridava dal piacere.
Aphrodite venne dopo un po' gridando furente il nome di Death Mask, era nel delirio più totale. Provava un piacere troppo intenso e non riusciva a trattenere gemiti, urla e tremiti di piacere.
Death Mask poi lo baciò ancora sul collo e, preparando il suo orifizio con una mano, lo accarezzava un po' ovunque con l'altra. Le dita di Mask nel suo corpo gli facevano male, e non riuscì a tenere una lacrima, che l'altro prontamente rimosse con la lingua.
Sostituì alle dita il suo fallo, il siculo, spingendolo lentamente in quella cavità così attraente per lui. Aphrodite gridò dal dolore, ma l'altro cominciò a massaggiargli di nuovo il membro, mentre ritmava le spinte. E quella parte del corpo non rimase insensibile agli stimoli.
Continuarono per molto la loro lotta d'amore, con Death Mask che spingeva nel corpo di Aphrodite, che ormai godeva senza ritegno sia della masturbazione, sia degli affondi poderosi del suo amore.
E vennero, Death Mask dentro Aphrodite, ed egli sul petto del compagno, con un getto che sembrava quello di un fiume in piena e un grido di piacere impressionante.




«Aaahh!», gridò Aphrodite, svegliandosi e ritrovandosi nel suo letto, seduto, con le lenzuola bagnate e macchiate dal suo seme.
Si asciugò la fronte sudata con una mano e sospirò, con un paio di lacrime che rigavano il viso.
Come aveva fatto ad innamorarsi del suo migliore amico? E, quando avrebbe trovato il coraggio di dirglielo, che cosa gli avrebbe mai potuto dire lui?
No, non l'avrebbe mai amato, ne era certo. Però avrebbe dovuto comunque dirglielo prima o poi: quella storia cominciava a diventare un peso.
Andò in bagno a sciacquarsi, e buttò anche le lenzuola sporche nel cesto dei panni da lavare.
Si diede una sistemata al viso e ai capelli, la voglia di sentirsi bello era tornata con il fatto che la sua autostima andava sotto la soglia dello zero assoluto quando pensava che Mask non lo avrebbe mai voluto.
Si guardava allo specchio ed era bellissimo, ma non sarebbe mai stato abbastanza per avere lui.
Uscì dalla sua stanza e andò in cucina, dove trovò sul tavolo un foglio piegato a metà. Lo aprì e riconobbe la scrittura disordinata di Mask.

Coglionotto, quando ti svegli sali al tempio di Shion.”, diceva.

E così fece.


°°°


Salì gli ultimi gradini pensando che probabilmente il Grande Sacerdote li aveva convocati entrambi per una missione e che si sarebbe preso una bella strigliata per non essere salito subito. Ma non era colpa sua, comunque! Insomma, Death Mask avrebbe dovuto svegliarlo visto che la cosa era urgente!
Quando arrivò al Tredicesimo tempio, trasse un sospiro ed entrò senza indugiare oltre.

«Sorpresa!!!», gridarono i dodici cavalieri e il Grande Shion tutti insieme.
Era allibito. Erano tutti allegri, pronti a festeggiare qualcosa e lui non ricordava nemmeno che cosa. Era imbarazzatissimo e arrossì vistosamente.
«Ehm...c'è...una festa qui?», chiese timidamente, guardandosi intorno, dato che il salone del Sacerdote era tutto addobbato e ai lati c'erano due lunghi tavoli colmi di cibarie e bevande.
«Sì, stronzetto, guarda che ho fatto tutto per te!» sghignazzò il Cancro, facendogli l'occhiolino.
«Per me? Perché, che ho fatto?», domandò lui, sgomento.
«Ma come che hai fatto, imbecille? Ventitré anni, hai fatto!» rispose l'altro un po' perplesso.
«Oh dei dell'Olimpo! Ma oggi è il dieci Marzo, è il mio compleanno!», gridò Aphrodite, portandosi una mano alla fronte.
«Ma sei proprio un coglione! Te n'eri scordato? E comunque te l'avevo detto che stasera avevo 'cchiffari, solo che non t'avevo detto che c'avevi da fare pure tu!» disse e rise di gusto.
Aphrodite lo guardò teneramente e arrossì. Allora il compagno gli diede un bicchiere di vino, gli cinse le spalle con un braccio e lo portò in pista a ballare con tutti gli amici.
«E comunque dovresti smetterla di chiamarmi in quei modi perfidi!» gli disse sorridendo.
«Ma che! Io lo so che ti piace, bastardo!», rise l'altro, maligno.
Aphrodite era felicissimo: Death Mask si era ricordato del suo compleanno quando anche lui stesso se l'era dimenticato e gli aveva anche organizzato una festa!
Un giorno glie l'avrebbe detto, che lo amava.

Mayo-chan

Re: Una giornata particolare - Saint Seiya

Messaggio da Mayo-chan » 07/04/2014, 20:38

Io questa fanfiction già la conosco u__u comunque lo sai che mi piacciono le tue storie [sweethugplz.gif]

GalaxianExplosion93

Re: Una giornata particolare - Saint Seiya

Messaggio da GalaxianExplosion93 » 07/04/2014, 23:29

Grazie, Simo! *w*
Sono contenta che ti piaccia! xP ci misi un bel po' a scriverla! xP

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Re: Una giornata particolare - Saint Seiya

Messaggio da iijima » 08/04/2014, 1:48

Domani la leggerò con calma :D
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GalaxianExplosion93

Re: Una giornata particolare - Saint Seiya

Messaggio da GalaxianExplosion93 » 08/04/2014, 13:19

Grazie mille! Spero che ti piaccia! :3 :Yaoi_Emoticon_by_LilyFlare.gif: :Yaoi_Emoticon_by_LilyFlare.gif: :Yaoi_Emoticon_by_LilyFlare.gif:

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