Love&Basket - Kuroko no basket

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BlastVampire

Love&Basket - Kuroko no basket

Messaggio da BlastVampire » 10/04/2014, 0:19

Titolo: Love&Basket
Fandom: Kuroko no basket
Pairing: Kagami TaigaXMidorima Shintarou Midorima ShintarouxKagami Taiga
Avvertimenti: OOC

Come Midorima aveva ormai avuto conferma, l’oroscopo che seguiva ogni giorno si avverava il 100% delle volte.
Il giovane aveva una vera ossessione per l'astrologia, prima di fare qualsiasi cosa doveva ascoltare quello del suo segno. Faceva parte di una routine alla quale non riusciva più a sottrarsi.
Purtroppo non tutte le mattine la sorte era dalla sua parte e quel giorno era uno di essi.
Il suo segno era all'ultimo posto, cosa così rara che quando accadeva rimaneva quasi sconvolto.
Aveva ascoltato tutto con estrema attenzione, giusto per capire cosa gli sarebbe potuto accadere. Nulla di buono sentendo le parole del suo astrologo di fiducia.
Testuali parole “Tutti i vostri sforzi saranno vani in qualsiasi disciplina vi cimenterete, inoltre ci saranno conflitti con alcuni dei vostri conoscenti.”
Il su umore calò a picco al solo pensiero delle cose terribili che gli sarebbero potute accadere. Per fortuna che c'erano gli oggetti fortunati del giorno ad aiutarlo nelle giornate dall'aspettativa nera come quelle.

La prima cosa che fece quel giorno fu dirigersi al negozio che c'era nei pressi di casa sua per comprare il suo portafortuna, un portachiavi a forma di tigre, come aveva suggerito l'oroscopo.
Appena l’aveva visto era rimasto subito colpito da quel piccolo oggetto. Era un prodotto artigianale realizzato in legno e completamente dipinto a mano, le rifinizioni poi erano a dir poco perfette tanto da far sembrare il felino reale e quasi pronto ad avventarsi sulla sua preda. Era il più bello, il più costoso, il più grande. Una tale meraviglia di certo avrebbe ostacolato la sua malasorte.
“Funzionerà!” Pensò il giovane cestista posando il nuovo acquisto nella tasca della sua divisa sicuro della fortuna che avrebbe avuto tramite quel piccolo oggetto, d'altronde aveva seguito i suggerimenti alla perfezione e questo doveva bastare. Anche se voleva crederci, nel suo inconscio aveva il timore che ciò non sarebbe accaduto.


Il ragazzo era completamente concentrato con lo sguardo fisso sul suo obiettivo, lanciare al centro del canestro l'oggetto che stringeva nelle sue mani.
Per Midorima i tiri da tre punti erano la cosa più naturale del mondo, era così abituato ad effettuarli che ormai erano diventati praticamente come il suo respiro.
Erano una necessità che il suo corpo pretendeva, sembrava cibarsi di quell'adrenalina crescente che provava quando nelle partite lanciava tutte quelle palle, che tiro dopo tiro portavano alla vittoria della sua quadra.
Prima di tirare la palla che teneva dolcemente fra i suoi palmi, fece un grosso e profondo sospiro, sperando che almeno quella entrasse all'interno dell'anello.
La vedeva roteare nell'aria seguendo la traiettoria precisa che egli stesso aveva visualizzato con i proprio occhi.
“Entra! Entra!” L'incitava sperando che almeno quel tentativo andasse a buon fine.
Sospirò ancora una volta rassegnato, la fortuna sembrava essere andata altrove.
Per tutta la mattinata non c’era stata nemmeno una cosa che non gli fosse andata secondo i suoi piani, né la scuola né gli allenamenti e sopratutto questo l'aveva demoralizzato in una maniera incredibile anche perché quel giorno erano proprio focalizzati sui tiri, la sua specialità.
Non riusciva neanche più a contare quanti ne avesse sbagliati, non n'era andato a segno neanche uno.
Era la cosa più ridicola del mondo, che lui, il tiratore numero uno della generazione dei miracoli, non fosse riuscito a totalizzare nemmeno un misero canestro per tutta la giornata.
La colpa non era di certo sua alla fine, il problema era l'oroscopico, che come sempre ci aveva azzeccato in pieno, compresi i contrasti con i suoi compagni. Nulla di così grave alla fin fine, ma sul momento l'avevo irritato parecchio.
Fin dall'inizio doveva immaginare che sarebbe andata in quel modo, a volte non bastava solamente comprare un portafortuna, certi giorni faceva meglio a restarsene chiuso in casa.
Il cestista andò a riprendere la palla che rotolò poco distante dal canestro, la prese di nuovo fra le mani ritornando all'esatta posizione in cui si trovava pochi istanti prima.
Aveva un obiettivo e finché non l'avrebbe raggiunto non sarebbe andato via.
“Almeno uno, voglio fare almeno un canestro.” Pensò il ragazzo mentre si preparava per un altro tiro sperando che almeno quest'ultimo sarebbe andato a segno.
Voleva realizzare un lancio incredibile, come quelli era solito portare la sua squadra alla vittoria, gliene bastava solamente uno.
Usò tutte le sue forze, ma alla fine anche quel tentativo fu vano.
«Dannazione!» Gridò il ragazzo con tutto il fiato che aveva in gola.
Non voleva arrendersi, ma era inutile. Sapeva di non essere in grado di fare nulla quel giorno, tutta colpa di quel dannato oroscopo.
Non voleva andarsene a mane vuote, doveva essere in grado di abbattere la sua cattiva sorte con le proprie mani.
Strinse il portachiavi che aveva depositato nella tasca, sperando che quel suo portafortuna gli avrebbe dato la forza necessaria per raggiungere il suo proposito.


Non era poi una cosa così tanto insolita che, dopo gli allenamenti alla Seirin, Kagami si fermasse nei piccoli campi che si trovano nella zona per continuare i propri esercizi.
Metteva tutto se stesso in quelle pratiche estenuanti che ogni volta gli prosciugavano completamente le energie lasciandogli sempre i muscoli affaticati e doloranti per il troppo sforzo.
Doveva migliorarsi e diventare molto più forte, se voleva battere i membri della generazione dei miracoli, la cosa era inevitabile.

Le attività del club erano cessate prima del previsto, per questo aveva deciso di approfittare del tempo libero per fare un salto in città e continuare la propria pratica.
Camminava tranquillamente per raggiungere il campo che si trovava al di là della strada. Era un po’ isolato e quasi nessuno n’era a conoscenza, lui stesso l’aveva scoperto per purissimo caso qualche mese prima.
Era abbastanza malandato, le linee sul campo erano tutte consumate e anche i canestri erano parecchio arrugginiti, oltre al fatto che quest'ultimi non erano più dotati della rete.
Nonostante questo era l’ideale per chi volesse esercitarsi in perfetta solitudine. Come lui in quel momento che aveva bisogno di rimanere in tranquillità.
“C’è qualcun altro?” Pensò quasi deluso osservando quell’alta figura che continuava a lanciare quella da quella distanza quasi disumana. “Ma è Midorima!”
Era stupito nel vedere quel ragazzo commettere così tanti errori, non riusciva a credere che stesse sbagliando tutti quei tiri, la cosa gli sembrava così strana, anzi a dirla tutta quasi impossibile.
Aveva avuto modo di conoscere di persona le sue capacità, era un eccezionale tiratore. Lo ammetteva, Midorima era stato in grado di metterlo davvero in difficoltà con quei suoi lanci talmente precisi e alti da essere quasi impossibili da bloccare.
Un po' era curioso e la voglia di saperne di più gli impedì di starsene in disparte.

«Giornata no?» Chiese un voce familiare poco distante da lui.
«Kagami.» Il ragazzo si voltò notando subito la chioma rossiccia del suo rivale.
Cosa ci faceva in quel campo? Visto le sue condizione, chiunque avrebbe preferito trascorrere il proprio tempo in luogo con un posto meno trascurato.
Lui non amava far pratica in un posto così poco curato, aveva deciso di allenarsi lì per evitare di essere visto da qualcuno di sua conoscenza e non si aspettava nemmeno che uno come Kagami potesse presentarsi proprio quel giorno.
«Da quanto tempo sei qui? Chiese rivolto all'altro che nel frattempo si era avvicinato.
«Da un po'..» Rispose.
“Da un po'?! Significa che mi ha visto in queste condizioni?” Si chiese il ragazzo fra se un po' preoccupato.
Non si era proprio accorto della presenza del rivale, era così concentrato sui suoi tiri da non essersi reso conto che lo stesse osservando e che l'avesse visto sbagliare così tanti canestri.
Nessuno doveva vedere la sua difficoltà quel giorno, sopratutto se questi osservatori fossero suoi avversari, come appunto Kagami. Perché era quasi, anzi, era assolutamente certo che avrebbero infangato il suo buon nome. Era il miglior tiratore di tutto il Giappone e tale titolo doveva rimanergli.
Vedeva lo sguardo dell'altro ragazzo fisso su di lui, non gli piaceva il modo in cui quei due occhi rossi lo stessero osservando, aveva qualcosa di strano che faceva crescere i lui un enorme senso di disagio.

Conosceva da poco Midorima, ma aveva avuto di vederlo in azione e proprio per questo motivo era certo delle proprie ipotesi.
Aveva qualche problema, lo vedeva chiaramente con i propri occhi, il suo gioco non era fluido come al solito, tutti quei canestri mancati non facevano altro che dimostrarlo.
“Starà bene?” Pensò il ragazzo osservando l'altro di fronte a lui con occhi che probabilmente non riuscivano a nascondere quella vena di preoccupazione.
Nemmeno lui sapeva dire come mai stesse temendo così tanto per un tipo del genere, non era nemmeno un suo amico, anzi su di lui sapeva ben poco, però riusciva ad immaginare cosa stesse provando. Doveva essere davvero straziante non poter essere in grado di giocare, per chi viveva per il Basket, come loro due, non c'era catastrofe peggiore.
Proprio perché riusciva a comprenderlo era pronto più che volentieri a dargli una mano.
«Midorima, c'è qualcosa che non va?» Chiese sfiorandogli la spalla con la propria mano.
«Sto benissimo.» Rispose scansandolo con il braccio perdendo la presa della palla che rotolò al centro del campetto.
Rimase un po' deluso da quel gesto, voleva solo aiutarlo alla fine, ma Midorima sembrava non volere la sua mano, doveva escogitare qualcosa e forse gli era venuta in mente un idea che sperava avrebbe funzionato.
Anticipò l'altro prendendo per primo quell'oggetto sferico con cui entrambi amavano giocare.
«Ridammela.» Gridò l'ex membro della generazione dei miracoli.
Era certo che gli servisse uno stimolo, l'ideale era una bella partita l'uno contro l'altro. Non c'era niente di meglio di una sana sfida per scacciare via tutti i brutti pensieri, o almeno sperava che anche per il rivale fosse così.
«Vienila a prendere.» Incitò l'altro mentre iniziò a palleggiare sperando di attirare la sua attenzione e non ci volle molto tempo prima che lo raggiungesse.
«Kagami, non ti lascerò fare quello che ti pare.»
«Lo vederemo.»
Era impossibile non avvertire fra i due quella forte tensione che opprimeva l'aria, il loro spirito competitivo avrebbe spinto entrambi a fare del loro meglio per non essere battuto dall'altro.

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