Violentami L'Anima -Donami Il Tuo Cuore- [SasuNaru - Raiting Rosso - AU]

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Layla Serizawa
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Violentami L'Anima -Donami Il Tuo Cuore- [SasuNaru - Raiting Rosso - AU]

Messaggio da Layla Serizawa » 30/07/2019, 1:53

Violentami L'Anima -Donami Il Tuo Cuore-

Sasuke lo ama, ma mai lo avrebbe ammesso al mondo e a sé stesso. Così lo ricatta, lo violenta nel corpo e nell'anima, il suo è un amore malato che lo spinge a rovinare il rapporto di amicizia che li legava.
Naruto lo ama, ma non se ne rende conto, quando viene violentato dall'ex migliore amico si sente, però, completo. Ma pensa comunque che il suo sia odio, non si capacita delle emozioni provate.
Naruto avrebbe potuto opporsi a quel ricatto se realmente avesse voluto, ma non l'ha mai fatto. Perchè? Un giorno Sasuke pone fine a tutto, e da qui iniziano le vere sofferenze di entrambi.
Dalla violenza nasce l'odio, ma dall'odio rinasce l'amore. Bisogna solo ammettere i propri sentimenti.
Erano passati mesi dall'ultima volta che l'aveva visto, Naruto aveva creduto che con quel “sei libero” tutto sarebbe finalmente finito, che l'odio ed il dolore provati sarebbero scomparsi, con il tempo almeno.
Ma più quel tempo passava e più lui si sentiva in gabbia.
Capitolo 01 – Violentami l'anima
-Dal ricatto nasce l'odio-
Spoiler: show
Violentami l'anima Naruto, perchè sono malato di te.

Violentami l'anima Sasuke, perchè non riesco ad odiarti.

Violentami l'anima, perchè questi sentimenti mi uccidono.



Com'era potuto arrivare a quel punto di non ritorno? Quel bastardo dell'Uchiha lo stava ricattando, lo avrebbe lasciato senza lavoro se non fosse stato il suo schiavetto personale, e la cosa peggiore era che lui l'aveva pure considerato il suo migliore amico.

Naruto era un bel ragazzo dai capelli biondi e gli occhi azzurri, sembravano lapislazzuli, brillavano come pietre preziose alla luce del sole, dalla pelle color biscotto e tre cicatrici parallele per guancia. Alto circa un metro e ottanta centimetri, figura slanciata, corpo tonico e muscoloso al punto giusto, aveva attirato l'attenzione della persona sbagliata.

Camminava per la strada che lo avrebbe portato dal suo aguzzino, la strada che lo avrebbe portato dalla persona che ogni notte lo violava, e non solo nel corpo.

Lentamente procedeva sotto la pioggia, era bagnato fradicio, ma non aveva nessuna voglia di accelerare il passo solo per finire con l'arrivare prima al patibolo.

Dopo circa mezz'ora di camminata sotto la pioggia, sfortunatamente, il ragazzo biondo giunse a villa Uchiha. Aveva passato gli ultimi mesi a soddisfare le fantasie perverse del più giovane dei due fratelli che abitavano quell'enorme villa.

Sasuke era un diciottenne dai capelli e dagli occhi neri, carnagione chiara, talmente chiara da sembrare porcellana, lineamenti delicati che lo rendevano una figura irraggiungibile agli occhi di tanti, e come Naruto aveva un fisico muscoloso, ma era leggermente più alto di circa cinque centimetri.

Suonò il citofono, aspettò qualche secondo, ma nessuno rispose. Un piccolo barlume di speranza si accese in lui. Forse era riuscito a scamparla per quel giorno dato che nessuno rispondeva.


«Sei in ritardo dobe.»


Sentì una voce. Mise a fuoco lo sguardo e davanti a sé, al di là del cancello in ferro battuto, vide Sasuke. Il moro teneva in mano un ombrello aperto per ripararsi e uno chiuso nell'altra.

Erano piccoli gesti come quello che, un tempo, avevano fatto sì che Naruto si prendesse una cotta clamorosa per Sasuke. Cotta trasformatasi in odio profondo quando il suo presunto amico si era messo a ricattarlo.

Sua madre era tutto ciò che gli era rimasto, ma per mantenerla in vita aveva bisogno di molto denaro, Sasuke si era proposto di offrirgli, oltre ad un posto di lavoro part-time dopo scuola, anche un cospicua somma di denaro, a patto che Naruto si mettesse ai suoi ordini, a sua totale disposizione.


«Scusa tanto principino.» Sputò avvelenato il biondo.


«Tsk, avanti entra, prima che decida di farti fare la bella statuina sotto la pioggia.»


Aprì il cancelletto e fece entrare Naruto, gli porse l'ombrello prima di ripensarci e dire ghignando:


«Non credo ti serva ormai.»


Il biondo non ci fece caso più di tanto, seguì l'altro fino alla porta d'ingresso. Non riusciva a spiegarsi come avesse potuto provare affetto per lui, come potesse provarlo ancora.

Sasuke e Naruto raggiunsero la camera del primo. Una stanza che conteneva l'essenziale, un letto a due piazze, una libreria, una scrivania, un grande armadio ed una poltrona. Alle pareti vi erano dei quadri appesi che aveva dipinto il fratello di Sasuke.

Aprì l'armadio ed afferrò una maglia e un paio di pantaloni. Poi li lanciò al biondino facendogli cenno di seguirlo.

Naruto aveva capito cos'aveva in mente, lo stava portando in bagno. Probabilmente la camera delle torture di quel giorno sarebbe stata quella. Percorsero i lunghi corridoi di villa Uchiha in silenzio, fino a quando fu interrotto inaspettatamente da Sasuke.


«Ti aspetto fuori.»


Naruto non ci credeva, davvero non aveva intenzione di farselo in bagno? Che strano, Sasuke sembrava pensieroso. In realtà il corvino stava pensando alla conversazione avuta con il fratello la sera prima.

Sasuke e Itachi stavano cenando da soli, i loro genitori erano in viaggio per lavoro come al solito, ed i due fratelli erano rimasti a casa. Ad un certo punto il maggiore dei due aveva sospirato, pensando che era giunto il momento di fare un discorsetto al fratello.


«Come va con Naruto?»


Gli aveva chiesto tutto d'un tratto, prendendolo alla sprovvista. Sasuke aveva buttato giù un boccone cercando di sembrare del tutto indifferente alla domanda, e riuscendoci disse semplicemente:


«Non sono affari tuoi.»


Ma Itachi lo conosceva troppo bene per lasciarsi ingannare. Così decise di insistere sull'argomento.


«L'ho visto uscire di casa oggi pomeriggio, e stava piangendo.»


Sasuke, che stava per portare alle labbra il bicchiere, si fermò, immobilizzato dalla vista di un Naruto che se ne andava piangendo da casa sua. Il solo pensiero era terribile.


«E allora?»


Riuscì a dire, con voce ferma ma non sicura come avrebbe voluto uscisse. Non poteva fare a meno di sentirsi in colpa. Aveva agito, per la prima vola in vita sua, senza riflettere, senza pensare alle conseguenze. Ed ecco cos'era successo.


«Sai che lui ci teneva a te, ma continuando così finirà per-»


«Ti ripeto che non sono affari tuoi.» Lo interruppe.


Non voleva sentire la fine di quella frase. La conosceva fin troppo bene, perchè nella sua mente una vocina, fastidiosa ed irritante ma veritiera, non faceva altro che ripeterglielo.


Finirà per odiarti.


Era un pensiero ricorrente ormai, ma Sasuke non riusciva a fermarsi. Lo desiderava, anima e corpo, e così, giorno dopo giorno, lo violentava. Sì, perchè per quanto cercasse di convincersi che non era così, la realtà non cambiava, ogni singolo giorno Sasuke lo prendeva contro la sua volontà.

Naruto in realtà non sapeva che cosa provare, si imponeva di odiare Sasuke e la cosa gli riusciva facile all'inizio. Ma man mano che il suo corpo veniva violato dall'Uchiha diventava sempre più difficile. Perchè Naruto desiderava quel contatto.

Era solo un gioco, un passatempo.


«Come ti pare.»


La voce di Naruto riportò alla realtà il moro. Sasuke era in conflitto con sé stesso, cosa fare? Osservò Naruto aprire la porta del bagno e richiudersela alle spalle.


Finirà con l'odiarti.


Ma in fondo era la prospettiva migliore, perchè la peggiore era che non fosse più in tempo per fermarsi, che Naruto lo odiasse già.

Ciò che non sapeva era che il biondo lo aveva odiato con tutte le sue forze nel momento preciso in cui Sasuke lo aveva cominciato a ricattare.

Lo aveva odiato mentre senza alcuna delicatezza si prendeva la sua verginità, lo aveva odiato mentre la sua mano percorreva la sua erezione. Lo aveva odiato mentre lo penetrava con forza e vigore, fregandosene del suo dolore e del sangue che macchiava il suo corpo e le lenzuola. Lo aveva odiato quando, all'apice del piacere, si era riversato in lui.

Lo aveva odiato come mai aveva creduto si potesse odiare una persona. Poi aveva finto di dormire, Sasuke non se ne era reso conto, e con un'infinita dolcezza, di cui non lo credeva minimamente capace, lo aveva coperto, si era stretto a lui in un abbraccio, e addormentandosi aveva sussurrato al suo orecchio:


«Scusa... Mi dispiace Naruto.»


Mentre una lacrima solitaria aveva bagnato la guancia nivea del moro, per poi cadere su quella bronzea del biondo.

Cosa significavano quelle parole? Cosa significava quella lacrima? Se davvero gli dispiaceva di averlo fatto soffrire, allora perchè continuava ogni singolo giorno a tormentarlo?


«Non ti capirò mai, Sas'ke.»


Disse lasciandosi sprofondare nell'enorme vasca da bagno, sott'acqua non sentì più alcun suono, alcun rumore. Si lasciò andare ai ricordi.

Sasuke era stato, per lui almeno, il suo migliore amico dai tempi delle medie, nonché rivale ovviamente. Ma Sasuke quel giorno, mandando a puttane la loro amicizia, si era trasformato in un aguzzino, così, senza motivo apparente.

Sasuke entrò in bagno, a che serviva tanta premura? Tanto Naruto già lo odiava, era sicuramente così, perchè il suo sorriso, il suo splendente e meraviglioso sorriso, per lui si era spento.

Il biondino riemerse per la mancanza d'aria, quando si decise a riaprire gli occhi, davanti a lui vide il corvino, completamente nudo.


«Non dovevi aspettarmi fuori?»


Gli domandò, senza aspettarsi particolare risposta, tanto Sasuke faceva sempre quello che voleva, perchè avrebbe dovuto cambiare?


Scusa... Mi dispiace Naruto.


Scosse la testa per rimuovere quel ricordo. No, non ci doveva pensare, quel tono dolce e rassicurante, quell'abbraccio protettivo, quella lacrima salata... no, erano pensieri e ricordi che doveva sopprimere.


«Ho cambiato idea.» Sogghignò Sasuke, la sua erezione, nel vedere il biondo nudo nella vasca da bagno, si era parzialmente risvegliata.


«Fai quello che devi fare, e finiamola per oggi.»


Sì, decisamente Naruto lo odiava. Il problema era che il moro non riusciva a frenarsi, non riusciva a fermare la bramosia di possedere quel corpo. Non era in grado di controllarsi. Da quando lo aveva assaggiato la prima volta aveva perso il controllo.

Entrò nella vasca da bagno, Naruto chiuse gli occhi. Il ragazzo biondo era stanco, stremato da quella situazione, perchè non si sottraeva a quei rapporti indesiderati? Per sua madre? Sì, ma anche per altro. Naruto sperava ancora che il suo amico si rendesse conto dei suoi errori, sperava che un giorno avrebbe letto in quegli occhi azzurri il dolore causatogli, e che di nuovo avrebbe versato lacrime per lui, fermandosi di sua spontanea volontà.

Sperava soprattutto che il loro rapporto tornasse come prima, ma Sasuke quando facevano sesso si trasformava in un mostro. Non era amore, si ripeteva Naruto, non da parte del corvino almeno. E da parte sua invece? Che cos'era? Amore? Rassegnazione? Disperazione?

Sasuke si chinò su di lui, gli baciò il collo mordendo quella pelle delicata e lasciandovi il segno dei denti, per poco non lo fece sanguinare. Ma Naruto non sentiva più dolore, non poteva fargli più male, ormai l'aveva distrutto.


«Urla, grida Naruto, voglio sentire la tua voce.»


Gli sussurrò all'orecchio Sasuke, Naruto all'ora aprì gli occhi, il moro non vi lesse nulla, era uno sguardo vuoto, privo di emozioni, fu una pugnalata al cuore per lui. Naruto lo doveva odiare con tutte le sue forze per ciò che gli aveva fatto ultimamente. Aveva mandato il loro rapporto a puttane per un amore malato.

Sì, lui era malato.


«Non puoi più ferirmi Sasuke, non più.»


Si lasciò sfuggire quelle parole contro la propria volontà. Non capì il perchè, ma ciò che disse Naruto fece infuriare il moro. Digrignò i denti, strinse la presa sul braccio del biondo, gli avrebbe lasciato dei lividi, di nuovo. Lo morse ad una spalla, di nuovo. Naruto pianse lacrime amare, di nuovo. Sasuke si sentì lacerare il cuore, di nuovo.


«Girati.» Gli ordinò, e Naruto lo ascoltò, si muoveva come un automa, agli ordini del suo padrone.


Sasuke non ce la faceva, non riusciva a guardarlo in faccia, negli occhi, per questo ogni volta che lo faceva suo lo prendeva da dietro, in modo di non dover subire la tortura di doverlo guardar soffrire.

Si sentiva uno schifo, ma se si sentiva male lui, allora come doveva sentirsi Naruto?

Il moro cominciò a masturbare il compagno, socchiuse gli occhi pensando che prima cominciava prima avrebbe terminato quella piacevole tortura. Ma se da un lato voleva terminare alla svelta per lasciar libero Naruto da quella sua mente contorta e malata, dall'altro desiderava che quel momento non terminasse mai.

Lo penetrò con una spinta secca e decisa, Naruto si lasciò sfuggire un lamento di dolore. Ormai ci era abituato, ma non per questo il dolore non lo sentiva.

Il moro non lasciò nemmeno che l'altro si abituasse alla presenza estranea nel suo corpo, prese a muoversi velocemente, con spinte ritmiche e veloci, decise e prive di delicatezza.

Era malato, per sopportare tutto questo non doveva essere completamente sano di mente, questo pensava il biondo mentre il moro lo penetrava con forza. La cosa più malata? Semplice, gli piaceva, quando Sasuke lo prendeva con forza e violenza lui desiderava di più.

Sasuke e Naruto erano privi di controllo, le loro menti suggerivano di finirla con quel circolo vizioso fatto di odio e dolore, ma anche di piacere sadico e masochista.


«Urla Naruto, voglio sentirti urlare!»


Lo incitò il moro, continuando a spingersi in lui sempre più in profondità e con maggiore forza. E lui obbedì nuovamente. Si lasciò completamente andare, il dolore che lentamente scompariva per lasciar spazio al piacere.


«Sa-Sasuke!»


Urlò il suo nome, mentre il moro in questione continuava a penetrarlo, muovendo in contemporanea una mano lungo l'erezione del compagno.

Naruto, inginocchiato a quattro zampe nella vasca da bagno non riusciva a trattenere gemiti di piacere, ormai il dolore era scomparso, la sua mente completamente annebbiata.

Sasuke, in ginocchio dietro di lui, lo prendeva con vigore, stringeva la mano libera sul fianco del biondo spingendolo verso di lui.


«Sasuke, Dio sì!»


Urlò nuovamente Naruto in preda a spasmi di piacere, era per forza masochismo quello, non c'era altra spiegazione, provava piacere a farsi penetrare con violenza. Ma solo perchè a prenderlo con forza era lui, era il suo Sasuke. Ma era mai stato davvero suo?

Sasuke, eccitato al massimo dal sentirsi chiamare dalla voce roca di piacere di Naruto, capì che non sarebbe durato ancora molto.


Devi scappare da me Naruto. Scappa, fuggi...


L'ultimo pensiero coerente poco prima di aumentare il ritmo delle spinte, si riversò completamente in lui.


«Naruto, vengo!»


Il biondo lo seguì in pochi millesimi di secondo, venendo nella mano del moro, che si accasciò sulla sua schiena, sfinito dal rapporto appena consumato.

Restò dentro di lui per qualche istante interminabile. Naruto respirava affannosamente, Sasuke anche. Entrambi sfiniti e senza fiato non riuscivano a pensare a nulla, se non che quello che c'era tra loro non era affatto normale.

Sasuke non voleva più soffrire, non voleva svegliarsi più in piena notte, per colpa di incubi in cui Naruto piangeva solo nel suo letto a causa sua.

Naruto non voleva più svegliarsi sudato e spaventato al ricordo di un ghigno perfido di un Sasuke che non riconosceva.


«Dobbiamo finirla, Naruto.»


Sasuke disse ciò che entrambi temevano ed aspettavano. Dovevano porre fine a quella relazione insana. Quella, lo intuirono immediatamente entrambi, era l'ultima volta che sarebbero stati a contatto in quel modo.

L'acqua si era tinta di rosso, Sasuke la osservò disgustato da sé stesso. Naruto la osservò impaurito da ciò che la sua mente ed il suo corpo avevano desiderato.


«Non ti cercherò più, non ti ricatterò più. Sei libero.»


Libero eh, Sasuke? Ma potrò mai essere libero da questa malattia?


Pensò il biondino mentre il compagno usciva dal suo corpo. Sarebbe mai stato libero dal controllo che Sasuke esercitava su di lui? Forse, un giorno lontano, ma non ora, no.

Pianse Naruto, lacrime amare che caddero dai suoi occhi nell'acqua della vasca. Sasuke se ne rese conto solo quando lo girò verso di sé, preoccupato dal fatto che non si muovesse e non dicesse nulla.


«Naruto?»


Si stava davvero preoccupando ora, mai aveva visto il biondo piangere, nemmeno la prima volta, che era stata se possibile, più violenta di quest'ultima.


«Sono libero?»


Chiese con ironia il ragazzo, il suo cuore piangeva mentre cadeva a pezzi.


«Non sarò mai libero Sasuke. Per colpa tua, è solo colpa tua!»


Si sfogò per cinque minuti buoni, cinque minuti durante i quali Sasuke si lasciò andare abbracciandolo e cercando di tranquillizzarlo, tutto inutile. Una volta esaurite le lacrime il biondo si alzò ed uscì dalla vasca da bagno. Si asciugò e si vestì. Sasuke fece lo stesso.


Addio Sasuke.


Addio Naruto.



All'uscita da villa Uchiha si dissero addio con lo sguardo, nessuna parola inutile uscì dalle loro labbra, non ci furono baci o abbracci. Freddamente era iniziata la loro relazione, freddamente era finita.

Sasuke era arrivato al limite.

Quel giorno non smise di piovere per un solo secondo, anche il cielo piangeva per loro.

Al suo ritorno Itachi capì subito che era successo qualcosa al fratello. Ma capì anche che non era il momento giusto per parlarne, se non fosse stato che, a sorpresa, quella stessa sera fu proprio il minore a raggiungerlo in camera sua.


«L'ho lasciato andare.»


Disse semplicemente, e tutto fu chiaro ad Itachi. Sasuke lo amava, certo, non un amore convenzionale, ma sempre amore era, per quanto insano.


«Non lo meritava, l'ho fatto soffrire per un mio capriccio.»


Itachi sorrise dolcemente al fratello. Non era stato un semplice capriccio, era stata colpa della incapacità di Sasuke di mostrare la sua parte debole, la sua incapacità di mettere in gioco i sentimenti per paura. Ed ecco com'era finita, entrambi soffrivano.


«Lo ami, non ti avevo detto di lasciarlo andare otouto, ma di rimediare ai tuoi errori.»


Ma Sasuke non lo ascoltava, era crollato, in ginocchio, le gambe gli avevano ceduto. Ora piangeva Sasuke, nessuno lo aveva mai visto piangere, nemmeno suo fratello. Ma aveva appena perso il suo migliore amico, la persona che lo aveva sempre sostenuto e sorretto.

Naruto pianse per tutta la notte, Sasuke gli aveva violentato non solo il corpo, ma soprattutto l'anima. Ora non sapeva cosa fare, aveva perso, aveva perso il moro per sempre.

Si erano persi a vicenda, e quella notte la passarono a rimpiangere di non essere stati in grado di donarsi il loro amore come desideravano, soprattutto Sasuke, si tormentò per giorni, per mesi interi. Perchè finalmente aveva capito di amare Naruto.


Violentami l'anima Sasuke, perchè ciò che provo per te è malato.

Violentami l'anima Naruto, perchè non riesco ad amarti come dovrei.

Violentami l'anima, perchè senza di te non so stare.



Capitolo 02 – Donami il tuo cuore

-Dall'odio rinasce l'amore-
Spoiler: show
Capitolo 02 – Donami il tuo cuore
-Dall'odio rinasce l'amore-



Erano passati mesi dall'ultima volta che l'aveva visto, Naruto aveva creduto che con quel “sei libero” tutto sarebbe finalmente finito, che l'odio ed il dolore provati sarebbero scomparsi, con il tempo almeno.

Ma più quel tempo passava e più lui si sentiva in gabbia. Non poteva dire che gli mancasse essere in balia del moro, ma gli mancava la sua presenza, in fondo erano sempre stati amici, e la sua mancanza si faceva sentire.

Sasuke ne era uscito autodistruggendosi. La sua malattia si chiamava Amore. Quello con la “A” maiuscola, quello che se lo perdi ti fa perdere anche la ragione, ti fa perdere te stesso.

Ma lui aveva vissuto un amore a senso unico che non gli era bastato, così aveva cercato inconsciamente di forzarlo a sbocciare, aveva ricattato il suo ex migliore amico e l'aveva perso.


«Non c'è secondo che io non passi a pensare a lui. Sono proprio un'idiota.»


Disse il moro rivolto al fratello, che negli ultimi mesi aveva preso il ruolo di psicologo di Sasuke. Ruolo che a dirla tutta non desiderava affatto, vedere il fratello soffrire in quel modo lo faceva soffrire.


«Te lo ripeto, non è tardi.»


Ma Sasuke non ascoltava, non ascoltava mai. Passava le giornate a scuola, poi a casa, senza uscire mai con nessuno, senza cercare di rimediare agli errori, semplicemente si era rassegnato al corso che avevano preso gli eventi.

Ma Itachi sapeva che suo fratello era profondamente cambiato dal giorno in cui aveva “liberato Naruto”. Per la prima volta in vita sua aveva pensato al bene di qualcun altro.

Sasuke non aveva scusanti, questo il maggiore lo sapeva bene, ma in un qualche modo, forse perchè era suo fratello, riusciva a comprendere che non l'aveva fatto con cattive intenzioni.


«Ho perso la testa. Un bacio, all'inizio volevo chiedergli solo questo, e guarda cos'è successo.»


Sorrise amaramente Sasuke. Non riusciva a trovare un modo per giustificare ciò che aveva fatto, semplicemente perchè quel modo non esisteva, ecco perchè.

A scuola Naruto aveva smesso di sorridere, e non capiva il perchè. Persino in quei mesi che aveva passato a torturarlo, lui non aveva mai perso il sorriso di fronte agli altri.

Naruto fissava fuori dalla finestra, stava nevicando. L'inverno stava giungendo al termine, ma il ghiaccio che aveva congelato il suo cuore non si sarebbe sciolto con l'arrivo della primavera.

Ad un certo punto sentì il campanello suonare.

Sasuke si era addormentato in auto, si era ubriacato di brutto la sera prima, e Itachi era passato al locale dove si era accasciato sul bancone, farfugliando qualcosa che solo lui riuscì a capire. Cercava Naruto.

Era giunto il momento di smuovere quella situazione, non poteva andare avanti all'infinito, ormai erano passati quasi sette mesi, e né lui né il biondo sembravano dare segni di miglioramento.

Quando Itachi passava da scuola per accompagnare suo fratello a volte vedeva Naruto, dimagrito, sciupato, spento...

Il biondo andò ad aprire la porta, trovandosi di fronte ad un Itachi sorridente. Un sorriso dolce ma addolorato.


«Itachi?»


Il moro si scostò, dando modo di vedere a Naruto l'auto parcheggiata di fronte al piccolo vialetto. Per poco non gli cedettero le gambe. Erano mesi che non lo vedeva. A scuola, grazie alla destrezza del moro di scomparire nel nulla e a quella del biondo di evitarlo, erano sempre riusciti a non vedersi nemmeno per un minuto.

Sasuke si svegliò, avvertendo come una sensazione di piacevole calore su di sé. Guardò accanto ma non trovò Itachi, si voltò dall'altro lato ed eccolo, il suo incubo peggiore e il suo sogno più agognato: Naruto Uzumaki.


«Itachi cosa significa?» Urlò abbassando il finestrino dell'auto.


Il ragazzo in tutta risposta andò ad aprire lo sportello, prese il fratello per un braccio e lo fece scendere dalla vettura.


«Dovete chiarire. Ora.»


E detto questo risalì velocemente in auto, partendo e lasciandosi alle spalle i due ragazzi più giovani. Sasuke aveva la testa che scoppiava e non aveva fatto in tempo a rendersi conto della situazione che suo fratello era già sparito.


[right]Adesso che non riesco più a guardarti dentro agli occhi.

E tu, tu hai paura, che io ti tocchi ancora.

E adesso che a casa tutti gli specchi sono rotti.

E il futuro, è da ricominciare.[/right]



Sasuke si avvicinò a Naruto, che era rimasto fermo, impassibile, all'entrata di casa. Il moro alzò lo sguardo su di lui, ma una volta incrociati i suoi occhi azzurri abbassò immediatamente il capo, non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi dopo ciò che gli aveva fatto.


«Naruto, io-» Sasuke allungò una mano verso di lui, avvicinandosi ulteriormente, ma venne bruscamente interrotto.


«Non toccarmi!»


Il biondo si ritrasse velocemente. Come? Come poteva pensare di potergli mettere di nuovo le mani addosso? Non era sufficiente il dolore che gli aveva causato?

Prima si era finto suo amico, lo aveva poi ricattato e scopato a suo piacimento ed infine lo aveva abbandonato, gettato via come un giocattolo usato di cui si era stufato.

Arretrò di un altro passo, ma si bloccò quando sentì scricchiolare i frammenti di vetro rotti sotto le ciabatte. Sasuke notò la fasciatura che copriva la mano destra di Naruto.


«Cos'hai fatto alla mano?» chiese preoccupato.


Naruto non rispose, il giorno prima, in un momento di disperazione, aveva tirato un pugno allo specchio dell'anticamera, mandandolo in pezzi.


È un ricordo lontano,

una linea interrotta, che ci taglia la mano.

E adesso che siamo così distanti, ripartiamo da capo,

ritorniamo a quel giorno dove tutto è iniziato


Naruto e Sasuke pensavano, pensavano al giorno in cui si erano incontrati, il biondo gli aveva sorriso, gli aveva teso la sua mano, Sasuke l'aveva afferrata, erano diventati inseparabili, ma il moro aveva distrutto quel legame.

Allungò nuovamente la mano verso di lui, ma Naruto la schiaffeggiò bruscamente, allontanandola di nuovo.

Naruto era stata la persona che più di chiunque altro, a parte il fratello, gli era stata vicina, e lui l'aveva allontanato. Ora anche se si trovavano a pochi metri di distanza, Naruto non si era mai sentito così distante da lui.


«Scusa.»


Scusa? Era tutto quello che era in grado di dire? Il biondo avrebbe voluto urlare, avrebbe voluto spaccargli la faccia, ma non ne aveva la forza, era troppo stanco anche solo per piangere.


[right]Adesso che non riesco più a trovare le parole giuste.

E tu, non sai ascoltare perché non ti vuoi fare troppo male

un'altra volta, chiudi a chiave quella porta,

e ti nascondi nei tuoi silenzi.

Per cancellare quel dolore e quel calore che è rimasto

intrappolato sotto pelle non hai modo di riviverlo mai.[/right]



Il moro non riusciva a dire nient'altro, non trovava le parole per giustificarsi, non trovava le parole per scusarsi, non lo aveva mai fatto con nessuno, e aveva sperato che quello bastasse. Ovviamente non per farsi perdonare, ma per farsi ascoltare.

Ma Naruto non voleva ascoltare le parole dell'ex amico, non voleva sentire le sue scuse, le sue parole facevano ancora male, troppo male. E aveva paura anche che se lo avesse perdonato, se si fosse esposto nuovamente, Sasuke si sarebbe preso ancora gioco di lui.

Non avrebbe potuto sopportare un altro colpo del genere. Un altro colpo dritto al cuore.

Chiuse all'improvviso la porta in faccia al corvino, gli diede le spalle e si lasciò scivolare al suolo, stremato. Sasuke rimase fermo dove si trovava. Doveva fare qualcosa, ora che l'aveva rivisto sentiva il bisogno irrefrenabile di riaverlo al suo fianco.


«So che ti ho ferito, so che non mi merito niente da te.»


Cominciò a parlare, tentando di trovare le parole, ma in Naruto non sortì alcuna reazione. Il ragazzo si era chiuso in un mutismo assoluto da quando aveva tentato di sfiorarlo la prima volta.


«Non ti chiedo di perdonarmi, ma solo di ascoltarmi. E poi, se vorrai, scomparirò per sempre dalla tua vita.»


Allora vattene Sasuke, non capisci che mi stai uccidendo?


Ma Naruto non parlò. Non disse una sola parola, chiudendosi nel suo silenzioso dolore. Ricordava ancora come era iniziata tutta quella storia, il calore dei loro corpi nudi, la sensazione di essere un giocattolo in balia di Sasuke.

Non voleva pensarci, non doveva, perchè era troppo doloroso. Non poteva permettersi di provare altro dolore, non poteva permettersi di lasciar entrare di nuovo il moro nella sua vita, altrimenti ne sarebbe uscito ulteriormente distrutto.


[right]È un ricordo lontano,

una linea interrotta, che ci taglia la mano.

E adesso che siamo così distanti, e ogni gesto è sbagliato

Io ti chiedo lo stesso, ripartiamo da capo[/right]



«Sei sempre stato tu a cercarmi, anche quando ti rifiutavo.» Cominciò a dire Sasuke.


Naruto continuava ad ascoltare in silenzio le sue parole, pregando che terminasse e se ne andasse in fretta.


«Fin da quando ci siamo incontrati, non hai fatto altro che tendermi la mano. Mi hai salvato dalla solitudine e io non ho fatto altro che procurarti dolore.»


Non ricordava di aver mai parlato tanto in vita sua, era in assoluto la prima volta. Ed era anche la prima volta che apriva anima e cuore al biondo.


«Apri Naruto, lascia che ti spieghi il perchè del mio comportamento»


Fece per aprire la porta, abbassando la maniglia, ma il biondo subito si irrigidì, impedendo all'altro ragazzo di aprirla.

Stava cedendo, Naruto sentiva che stava per cedere. Ma non voleva farlo, non voleva assolutamente che Sasuke tornasse nel suo cuore, sempre che un posto ci fosse rimasto, dato che quel cuore era ormai in frantumi.


«Naruto lasciami spiegare, insultami, picchiami, ma fa qualcosa!»


No, non lo avrebbe insultato, se davvero avesse voluto si sarebbe ribellato prima, non lo avrebbe nemmeno preso a pugni, a che sarebbe servito in fondo?

Naruto sapeva bene che volendo avrebbe potuto sottrarsi al gioco perverso di Sasuke, ma non lo aveva fatto, il perchè non lo accettava neppure con sé stesso. Non avrebbe mai accettato ciò che il suo cuore gli suggeriva.


«Ricominciamo da zero Naruto.»


[right]Era quasi primavera e la neve si scioglieva,

e diventava un fiume in piena di noi.

E la vita era leggera[/right]



Sasuke rimase un'intera ora davanti a quella porta chiusa, così come Naruto passò quell'interminabile momento seduto a terra dall'altro lato. Il moro ed il biondo ricordarono, senza sapere che l'altro stava facendo lo stesso, il momento del loro incontro.

Subito dopo tornarono alle loro menti i momenti in cui Naruto aveva cominciato a seguire Sasuke ovunque andasse. Non gli era neppure tanto simpatico, eppure sentiva una strana forza che lo spingeva verso di lui.

Sasuke non lo aveva mai ammesso, ma quel rompiscatole che lo seguiva gli piaceva molto. Non si sentiva più perennemente solo, isolato.

Crescendo erano diventati inseparabili amici, con Naruto era tutto più facile. Affrontare i giorni neri in cui il padre non lo degnava di uno sguardo, nemmeno quando si sforzava di fare del suo meglio, era meno difficoltoso di prima.


«Parlami Naruto. Ti prego...»


[right]È un ricordo lontano, una linea perfetta.

Che ci unisce la mano.

E adesso che noi non siamo distanti,

come ci era sembrato ritorniamo a quel giorno.

In quell'attimo esatto, ripartiamo da capo[/right]



Sasuke pianse, pianse lacrime amare, convinto che non avrebbe più rivisto il sorriso sul volto del ragazzo che, ormai ne era certo, amava più della sua vita.

Quell'amore malato che lo aveva spinto a torturare il corpo e l'anima del biondo lo stava portando all'autodistruzione. Non avrebbe potuto vivere in un mondo dove Naruto sorrideva ad un altra persona.

Non avrebbe potuto vivere in un mondo senza di lui.


«Ti prego, ti chiedo scusa Naruto.»


Non aveva mai pregato, mai chiesto scusa a nessuno. Ma questo era tutto ciò che gli rimaneva da fare. L'ultimo disperato tentativo per riportare le cose come erano prima che la follia si impossessasse di lui.


«Sasuke...»


Sospirò Naruto. Lo sentiva, il moro stava piangendo. Stava davvero piangendo per lui. Sasuke non aveva mai pianto in vita sua. Mai, nemmeno una volta.

Ed ora lo sentiva singhiozzare e versare lacrime senza nemmeno cercare di trattenersi. Lo aveva pregato di scusarlo, lui che mai si era piegato ora si era spezzato.


«Sasuke...»


Non riusciva a pensare o a dire altro. Quel nome che lo aveva tormentato per settimane, per mesi interi.

Naruto si alzò, aprì lentamente la porta e si ritrovò davanti ad una scena che mai avrebbe immaginato di vedere. Un ragazzo disperato.


«Sasuke.»


Il moro, spalancò gli occhi chiusi, di fronte a lui, alzando lo sguardo, vide il suo Naruto. Sciupato sì, ma con una nuova luce negli occhi. Quella luce che aveva visto via via spegnersi nei mesi precedenti.


«N-Naruto...»


Si avvicinò ulteriormente a lui, colmando quei pochi centimetri che li dividevano. Si lasciò andare crollando sulla sua spalla, cercando la sua mano. Una volta trovata la strinse nella sua, il biondo non fece una piega.

Sasuke smise di piangere, smise di provare dolore per quel breve attimo in cui riuscì a sentire il calore di quel corpo.


«Scusa Naruto, il mio è un amore folle e malato, lo so bene. Ma non posso fare a meno di te.»


Fu il turno del biondo di sgranare gli occhi. Senza che Sasuke lo potesse vedere le sue labbra si mossero per pronunciare la parola “amore”. Il corvino aveva appena confessato di amarlo.

Ma aveva sentito bene? Sasuke davvero lo amava? Non era una presa in giro, un sogno o qualcosa del genere, vero?


«Sasuke tu hai appena detto-»


«Che ti amo.»


Completò la frase del biondo, voleva che lui sapesse cosa provava nei suoi confronti. Basta menzogne, basta scappare dalla verità e da sé stesso. Basta a tutto.


«Teme!»


Urlò Naruto all'improvviso, sbalordendo Sasuke, che si rialzò dalla posizione che aveva assunto per osservare il biondo.


«Perchè non me lo hai detto subito? Perchè mettere in piedi tutto questo? Perchè Sasuke, spiegamelo! Perchè farmi soffrire in questo modo, dannazione!»


Si sfogò, urlò fuori tutta la sua frustrazione, la sua rabbia, il suo dolore, e anche la sua gioia. Gioia perchè ora quel sentimento che non riusciva a capire, che non riusciva ad accettare, era emerso in superficie con la forza del mare in tempesta.


«Non lo avevo capito, io pensavo-» ma Sasuke non vece in tempo a terminare di parlare che il biondo lo abbracciò, gli gettò le braccia al collo stringendosi forte a lui.


«Dannato teme, anche io ti amo!»


Sasuke non riusciva a crederci. Naruto lo amava. Dopo tutto quello che gli aveva fatto, dopo tutto il dolore infertogli, lui riusciva ancora ad amarlo davvero?


«Nonostante tutto vorrei provarci Sasuke, a ripartire da capo.»


Una volta sentite quelle parole Sasuke non perse tempo, aveva paura che quello fosse solo un sogno, un bellissimo sogno dal quale presto o tardi si sarebbe svegliato.

Si sentiva felice, dopo mesi e mesi di vero inferno ora il suo cuore aveva ripreso a battere, a palpitare per quell'amore che credeva perduto.

Quindi lui e Naruto entrarono in casa stretti in un tenero abbraccio e uniti in un passionale bacio.

Entrambi temevano ciò che sarebbe successo dopo, ma il presente era per loro, non importava ora quello che sarebbe accaduto poi, ci avrebbero pensato. Adesso bramavano solamente l'uno la presenza dell'altro accanto a sé.


«Dio quanto ti amo.»


Sospirò il moro tra un bacio e l'altro, mentre si avvicinavano al divano del salotto. Non c'era tempo, non avrebbero resistito fino alla camera da letto.

Si spogliarono l'un l'altro, Naruto strappò letteralmente via di dosso la camicia a Sasuke, il moro prese a trafficare con il bottone dei jeans del biondo.

In meno di un minuto si ritrovarono nudi, Naruto seduto sul divano con Sasuke cavalcioni su di lui intento a torturargli il collo.


«Sasuke, basta giocare.»


Supplicò con voce rotta il ragazzo biondo. Gli era mancato, terribilmente. Non certo la violenza del momento in cui Sasuke lo prendeva, a lui era mancato quel contatto fisico, quella sensazione di completezza.


«Questa volta sarà diverso, te lo prometto Naruto.»


Sussurrò il corvino all'orecchio dell'amante. E così dicendo fece qualcosa che non aveva mai fatto prima, delicatamente spinse un dito all'interno dell'apertura di Naruto, non lo aveva mia preparato, era sempre stato brutale e sbrigativo.

Perchè non riusciva a controllarsi, a controllare quella fame che aveva di lui, ma ora era diverso, aveva identificato quel sentimento che provava come “amore”. Ora voleva donare piacere a Naruto non pensando più solo a sé stesso.

Naruto gli gettò le braccia al collo, mentre Sasuke guidava il corpo del biondo aiutandolo a stendersi sul divano. Si posizionò tra le sue gambe, che istintivamente si allacciarono al bacino del moro.

Un secondo dito entrò in lui, muovendosi lentamente, poi un terzo. Naruto non era abituato a tutte quelle premure da parte del compagno. E non era certo abituato allo sguardo dolce di Sasuke.

Il moro infine, dopo averlo dilatato, entrò in lui, non ancora completamente, lasciò che l'altro si abituasse a quella presenza estranea. Poi, una volta presa confidenza, con un colpo deciso ma delicato lo penetrò completamente.


«S-Sasuke!»


Prese muoversi con dolcezza, ondeggiando il bacino, colpendo ripetutamene la prostata del biondo, che si sollevò dal divano stringendosi all'amato.

Lo guardò negli occhi, finalmente poteva farlo. Questa volta era diverso, riusciva a guardare quei meravigliosi occhi azzurri senza sentirsi male, terribilmente in colpa.

Le emozioni che lesse in quegli occhi erano troppe da poter contare. Ma una tra mille riluceva: l'amore.


«Aaah, Sasuke, sì...»


Sentire pronunciare il proprio nome da lui, mandò il moro in estasi, eccitandolo all'inverosimile. Cominciò a muoversi più velocemente in Naruto, con spinte sempre più veloci e decise, penetrò sempre più a fondo in quell'antro caldo e stretto, che lo avvolgeva completamente.

Sasuke prese a masturbare il biondo, provocando in lui ulteriori spasmi e gemiti di piacere. Le gambe, allacciate al corpo del moro, lo strinsero ulteriormente cercando di farlo penetrare in lui ancora di più.


«N-Naruto...»


Sussurrò con voce sensuale e roca il moro, continuando a muovere la mano sul membro eretto del ragazzo sotto di lui.

Lo baciò, un bacio estremamente dolce ma ricolmo di passione, quella dolcezza per tanto tempo negata ad entrambi ora fece rabbrividire di piacere il corpo di entrambi i ragazzi.


«Ti amo Sas'ke!» Sussurrò all'orecchio del moro.


E a quel punto non ce la fece più, ormai era giunto al limite delle sue forze. Sasuke, con un'ultima poderosa spinta, venne riversando il suo piacere in Naruto. Così come allo stesso tempo Naruto si liberò nella mano del compagno.

Sasuke si accasciò stremato dal piacere su di lui, entrambi con le gote arrossate e il respiro affannoso. Stanchi ma soddisfatti.

Entrambi si erano sentiti completi, due facce della stessa medaglia che finalmente erano riuscite a riunirsi. Naruto e Sasuke, il sole e la luna, si erano incontrati al tramonto, l'unico momento possibile per vedersi e stringersi. L'unico momento in cui non si sentivano soli, l'unico istante in cui potevano sentirsi realizzati e completi.


«Non rovinerò mai più il nostro rapporto.» Affermò Sasuke uscendo da quel caldo corpo, osservandolo negli occhi.


«Non te lo permetterò mai.» Gli rispose Naruto, posandogli una mano sulla guancia, delineando il contorno delle sue labbra con il pollice.


[right]Donami il tuo cuore Sasuke, perchè ti ho perdonato.

Donami il tuo cuore Naruto, perchè sono rinato.

Donami il tuo cuore, perchè non viviamo senza un noi.[/right]



Passarono l'intera giornata insieme, a fare l'amore, a parlare e a rifare l'amore. Quello era solo l'inizio della loro vita insieme.


Sasuke, hai violentato l'anima che ti avevo affidato, mandandola in pezzi.

Naruto, mi hai donato il tuo cuore infranto, confidando che lo avrei guarito.

Ora uniamo le nostre anime e i nostri cuori, e ci saremo sempre e solo noi.

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Re: Violentami L'Anima -Donami Il Tuo Cuore- [SasuNaru - Raiting Rosso - AU]

Messaggio da Astaroth-chan » 07/08/2019, 1:47

Mamma mia, troppo bella!!!
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Re: Violentami L'Anima -Donami Il Tuo Cuore- [SasuNaru - Raiting Rosso - AU]

Messaggio da Layla Serizawa » 16/08/2019, 10:31

Astaroth-chan ha scritto:
07/08/2019, 1:47
Mamma mia, troppo bella!!!
grazie <3 mi fa piacere ti sia piaciuta
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